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Joe Bonamassa: “Ecco qual è il segreto che mi porta a suonare ancora”

Di recente, Joe Bonamassa ha avuto modo di rilasciare diverse dichiarazioni, che – a loro volta – hanno permesso al prolifico chitarrista di esprimersi sotto diversi punti di vista. In particolare, Bonamassa ha avuto modo di parlare di quale fosse la prima canzone che ha imparato a suonare con la chitarra, di quali siano i suoi idoli artistici e di tanto altro ancora; in un’ultima intervista, il chitarrista ha spiegato quali sono i motivi che lo portano a suonare ancora, in un genere come quello del blues, all’interno di una realtà che prevede l’esistenza di numerosissime entità artistiche. Ecco quali sono state le sue parole nel dettaglio.

Le dichiarazioni di Joe Bonamassa sulla sua carriera da chitarrista

Al fine di considerare le dichiarazioni di Joe Bonamassa relative al segreto che lo porta – ancora oggi – a suonare la chitarra, non possiamo far altro che citare lo stesso chitarrista statunitense, che ha avuto modo di parlare di quale sia il segreto insito all’interno della sua carriera, che l’ha visto destreggiarsi con diverse entità del blues e della chitarra in generale.

Bonamassa ha spiegato quanto segue: “Voglio dire, il mio bell’aspetto. [Ride] Sai qual è il problema? Penso che la mia natura irrequieta mi abbia mantenuto interessante per i fan. Il problema con il blues-rock a volte è che è un po’ stereotipato, nel senso che c’è il guscio di una canzone, forse la canzone potrebbe essere migliore, un assolo di chitarra davvero impressionante, e poi un’altra strofa, e il gioco è fatto – passo e ripeti, passo e ripeti. E devo dare credito al mio produttore Kevin Shirley che mi ha sfidato alla fine della scrittura delle canzoni; devo anche dare credito al mio manager che è un genio del marketing e, soprattutto, ai fan che sono rimasti bloccati – li ho davvero trattenuto per 45 album”.

E ancora: “Ho 45 dischi… È come un libro eclettico pieno di canzoni , sai, non è solo una cosa sola, quindi proprio quando pensi, ‘OK, è quasi a corto di idee’, c’è qualcos’altro che arriva. Quindi è stato questo tipo di flusso e riflusso negli ultimi 25 anni, e c’è stato un buon mercato perché per quelle persone che mi hanno ascoltato 20 anni fa, ora ci sono i loro figli che vengono a trovarmi. Quindi è quasi come, ‘Wow, è davvero strano’ perché non sento di essere in giro da così tanto tempo, ma inizi a fare le somme – sono passati 31 anni da quando ho iniziato a suonare dal vivo. È come una vita.”

E infine, Bonamassa ha spiegato: “Quindi questo è un cambio di paradigma molto interessante che sto sperimentando per la prima volta, e sai, non so come sarà il mio pubblico dopo questa [pandemia e lockdown] – nessuno lo sa. All’inizio potrebbe essere estremamente troncato, se non per sempre; voglio dire, alcune persone potrebbero semplicemente rinunciare ad andare ai concerti, ma è anche la stessa domanda che puoi fare alle persone che gestiscono il Lincoln Center e alle persone che gestiscono la Carnegie o il Madison Square Garden. Avevamo un pubblico numeroso, numeroso e partecipante, e per i prossimi 24-36 mesi poteva essere la metà o un terzo, o poteva tornare indietro, chi lo sa”.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.