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Kurt Cobain: la triste storia del leader dei Nirvana

Kurt Cobain nasce il 20 febbraio del 1967 nella piccola cittadina di Aberdeen, nello stato di Washington, a poche ore da Seattle. Kurt nasce nel pieno del boom economico che travolse la sua città, resa celebre da una forte industria del legname. Sua madre non è mai stata felice del suo matrimonio, ma era orgogliosa di suo figlio che, più volte, ha definito come un bambino meraviglioso, vivace e magnetico. Negli anni, sono stati rilasciati diversi video amatoriali che ritraggono Kurt come un bambino perfettamente integrato, che disegna usando colori accesi, come qualsiasi altro bambino e che; impara addirittura a memoria le battute del suo show televisivo preferito. Il quadro illustratoci finora, non fornirebbe il minimo agio di sospettare che Kurt potesse essere affetto da disturbi dell’attenzione.

Quando l’euforia e gli estroversismi del piccolo Cobain cominciano a diventare un problema, sua madre spinge Kurt a frequentare uno psichiatra che, dopo un test dei movimenti oculari dagli scarsi risultati, gli prescrive il Ritanil. La desolazione di fronte alla reazione così superficiale del medico davanti ad una diagnosi tanto forte, soprattutto per un bambino così piccolo è, tutt’oggi, devastante. Il Ritanil è uno psicofarmaco molto potente, nonché pesantemente eccitante. La madre descrive suo figlio come impazzito la notte, dopo averglielo somministrato. Ovviamente, non possiamo sapere con sicurezza quanto quest’episodio possa aver influito sulla vita di Kurt Cobain che, tuttavia, dichiarò che da quell’esperienza, avesse imparato che le emozioni esistenziali potessero essere controllate attraverso i farmaci. Non esiste convinzione più distruttiva e sbagliata, ma come sappiamo, Kurt era fragile, forse innocente, ma soprattutto troppo pericoloso per sé stesso.

Il rapporto di Kurt Cobain con i suoi genitori

Entrambi i genitori di Kurt, hanno più volte raccontato il rapporto del giovane con suo padre come burrascoso e conflittuale. Sin dalla tenera età, l’uomo ha sempre umiliato suo figlio senza mai valorizzare la sua spiccata intelligenza. Cobain ha solo 9 anni quando sua madre decide di divorziare. La ribellione e i contrasti tra la donna e suo figlio, la spingono a “scaricare” quest’ultimo fuori casa del padre. L’uomo giurerà eterna premura nei confronti del giovane, ormai adolescente, finché non troverà rifugio tra le braccia di un’altra donna già precedentemente sposata con figli.

Kurt non riesce a trovare uno spazio per sé in questa nuova e, per lui inconcepibile sfera familiare e, quelli che all’inizio si manifestarono come screzi e dissidi, cominciarono a trasformarsi in forme d’isolamento assordante. Nessuno comprende la sua situazione, il giovane Cobain non trova pace, non intende rimanere a casa di nessun familiare e tutti coloro da cui è stato ospitato, lo cacciano dopo poche settimane. Kurt è distrutto e definisce questo periodo come il culmine dell’abuso mentale da parte di sua madre. Gli scritti e i diari di quel tempo, esprimono perfettamente il forte disagio da lui provato.

Kurt comincia a fare uso di superalcolici e droghe leggere insieme ai suoi amici. Frequenta una ragazza affetta da problemi mentali alla quale, i giovani, rubano l’alcool. Il forte nichilismo di Kurt Cobain da cui maturarono pensieri suicidi prematuri partì, probabilmente da lì. Un giorno Cobain fece visita alla ragazza proponendole un rapporto sessuale, lui le chiese se fosse la sua prima volta e lei gli rivelò di aver avuto spesso rapporti con suo cugino. Il giovane Kurt rimase disgustato dalle circostanze degradanti in cui stava avventurandosi, ne percepì l’asprezza degli odori e scappò via terrorizzato. Ciò nonostante, gli amici cominciarono a far girare pesanti pettegolezzi sull’accaduto destandone una pesantissima delusione.

Kurt Cobain racconta di essersi seduto sui binari del treno, alle 23 di una sera, aspettando la morte. Il caso volle che sbagliasse il binario. “Il treno mi passò accanto e pensai che quello fosse, per me, un segno per risollevarmi dallo sconcerto dei miei trascorsi. Pur tuttavia, mi sentivo stigmatizzato, tutti mi evitavano, mi avevano preso per pazzo a causa della vergogna che provavo per via di quelle voci. Ero triste, introverso e solitario, nessuno sarebbe mai venuto da me”.

Espiare il trauma attraverso la musica

Kurt incontra la corrente musicale del Punk, traendone anche le ideologie. Il giovane mette su una band con cui comincia a suonare ovunque tutti i giorni. Cobain comincia ad esplicare tutti quei sentimenti che fino ad allora giacevano repressi nella sua psiche e che, presumibilmente, lo stavano già consumando. Nel corso di una piccola esibizione del suo gruppo,Kurt incontra Tracy Marander, di cui si innamora.

La ragazza diventa il punto focale nella vita di Kurt. Sua amata e, al contempo, sua allevatrice. Tracy lo cresce e ne è felice. Kurt Cobain accetta il suo amore, ma ha comunque paura di essere ferito. Odio, paura e vergogna sembrano imperversare come sciacalli sulla vita del giovane. Queste parole vengono ripetute molte volte all’interno dei suoi testi, delineando linee tenui di un carattere già di per sé frammentato.

Kurt Cobain si racconta nei suo contorti diari

Nonostante le enormi digressioni che Cobain affronta nei suoi scritti. Spesso contorti e, a tratti disturbanti, i traumi di Kurt sulla nascita riemergono spesso, forti e chiari. Ne traiamo un esempio lampante dalla copertina di Nevermind e dal titolo di In Utero. Colpiscono, però, alcuni versi del suo diario che non necessitano di interpretazione alcuna; questi, infatti, risultano meticolosamente comprensibili e per niente caotici. Ne è un esempio l’ esclamazione: “Sono pienamente cosciente della mia voce”. Kurt Cobain sembra ascoltare il suo trauma, trovando una valvola di sfogo nel canto. Il giovane suona e canta, impegnando tutto il corpo, mentre in lui nuove crepe ledono i suoi equilibri già fragili.

Il fatto che Cobain avesse subito una sofferenza tanto immane in tenera età gli ha impedito di integrarsi e stabilizzare le proprie relazioni in modo genuino. La memoria gioca un ruolo cruciale nella labile psiche di Kurt. Le reminiscenze distruttive del giovane ricollegano ogni suo rapporto alla paura di essere deluso o ferito, scatenando un atteggiamento conservativo e, molto spesso, difensivo.

Non sappiamo se sia possibile superare un trauma tanto distruttivo, la musica dei Nirvana rispecchia perfettamente la sofferenza di Kurt, i tratti sommessi del suo carattere che si alternano alle grida rabbiose quanto struggenti che dominano le folle. Kurt non sopportava il peso di tanta autorità, i Nirvana sono saliti sul tetto del mondo grazie al suo genio, ma Cobain non è mai riuscito a convincersene. La vertigine infinita dell’abbandono segna l’esistenza di tutti, dagli animi più forti a quelli più flebili, destando un vuoto incolmabile nella vita di ognuno.

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)