gtag('config', 'UA-102787715-1');

La drammatica storia dello scioglimento degli Smiths

Gli Smiths sono stati una delle band più importanti della storia della musica. Senza la loro influenza non sarebbero nate moltissime band. La collaborazione tra il frontman Morrissey ed il chitarrista Johnny Marr è una delle più prolifiche del genere indie rock, anche se categorizzarli sotto un unico genere è abbastanza difficile. Per quanto il lavoro della band fu eccellente e la sintonia sicuramente presente, ad un certo punto qualcosa si è spezzato e i fan degli Smiths hanno dovuto rinunciare a vederli insieme. Successivamente, come spesso accade, tante sono state le ipotesi di reunion, sempre prontamente smentite.

Gli Smiths e l’amore/odio tra Morrissey e Marr

I grandi “amori” musicali sono davvero difficili da gestire. Infatti, anche se sembrava nascere da un idillio perfetto musicale e non, tra Morrissey e Marr improvvisamente iniziarono a nascere vari problemi. Nel 1987 fu Johnny Marr a comunicare che avrebbe lasciato il gruppo, cosa che segnò davvero la fine della band, anche se non si sciolse subito. In una intervista a Rolling Stone, Marr spiegò:

I problemi di comunicazione sono solo una delle ragioni che ci ha portati allo scioglimento. I gruppi non si sciolgono per i problemi di comunicazione. Non avrei lasciato la band che avevo fondato anche io ed in cui avevo messo la vita solo dei problemi di comunicazione, giusto? Sarebbe stata una scelta indifendibile. Sentivo di non avere scelta, ed è andata bene così. È stato doloroso, sicuramente, ma doveva esserlo.

E sappiamo tutti che è così. Infatti, in quegli anni Morrissey aveva cominciato ad essere molto rigido musicalmente, con gusti sempre molto definiti. Marr gli rimproverava il voler fare cover di cantanti pop anni settanta e non dare spazio alla sua creatività. Morrissey poi viveva molto male le collaborazioni di Marr con altri artisti, non amava molto il fatto che avesse progetti paralleli agli Smiths.

La causa con Mike Joyce

Successivamente, gli Smiths cercarono di andare avanti, ma invano. Si vedeva subito che qualcosa mancava, il tocco di Marr combinato con i testi di Morrissey era qualcosa di irripetibile. A rendere triste questa rottura si aggiunse anche una disputa in tribunale: il batterista Mike Joyce portò in tribunale Morrissey e Marr, in quanto a suo dire non aveva mai accettato la quota del dieci per cento sulle royalties dei profitti dei dischi venduti e dei concerti. Vinse effettivamente la causa, anche se Morrissey presentò un ricorso in cui faceva notare che erano lui e Marr i principali membri, mentre gli altri avevano un ruolo marginale. Così, con una brutta controversia in tribunale, si concluse l’avventura di una band eccezionale che avrebbe meritato senz’altro un diverso epilogo.

Share

Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.