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La storia di Malcom McLaren: promotore del punk e “creatore” dei Sex Pistols

Oggi ci vogliamo soffermare su una figura fondamentale per la diffusione del punk e, soprattutto, per l’ascesa dei Sex Pistols: Malcom Robert Andrew McLaren.

La cultura punk negli anni settanta

Il punk, sviluppatosi in Inghilterra e negli Stati Uniti verso la metà degli anni settanta, era caratterizzato da un netto rifiuto nei confronti della società consumistica e dei modelli precostituiti. Portato avanti da gruppi come gli Stooges, i Ramones, i Clash e i Sex Pistols, il punk deve la sua fortuna anche ad un certo Malcom McLaren: produttore discografico, manager, stilista e cantante britannico. Il movimento punk rock ha influenzato, senza alcun dubbio, numerose forme d’arte e generi culturali successivi e, tutto ciò, non sarebbe accaduto senza il contributo di McLaren.

Le sue intuizioni commerciali, il suo incredibile fiuto per gli affari e le sue innate qualità di produttore discografico, lo hanno reso uno dei personaggi di spicco del movimento. All’inizio degli anni settanta, infatti, Malcolm McLaren insieme alla sua compagna Vivienne Westwood aprì un negozio di abbigliamento chiamato “Let It Rock”. Il negozio, tuttavia, cambiò numerose insegne fino ad arrivare al definitivo “Sex”: il termine, come potete intuire, fu significativo per la scelta del nome dei futuri Sex Pistols. Le geniali intuizioni di McLaren e di quella che poi divenne la sua futura moglie, sfociarono presto in un abbigliamento che ispirò l’intero movimento punk e, in particolar modo, la band di Sid Vicious.

La controversa figura di Malcom McLaren

Malcom McLaren, nato a Londra il 22 gennaio del 1946 e morto a Bellinzona l’8 aprile del 2010, è stato un personaggio a dir poco geniale, eclettico ed estremamente curioso, ma anche irriverente, calcolatore e tremendamente spregiudicato. Appassionato di moda, arte, società e musica, si è distinto negli anni per la sua irrefrenabili originalità e la sua innata capacità di mescolare stili e reinventare vecchie tendenze.

Un suo vecchio amico della scuola d’arte, Fred Vermorel, lo descrisse come un “uomo con la visione di un artista, il cuore di un anarchico e l’immaginazione di uno spiv” (gli inglesi con ‘spiv’ intendono un uomo ben vestito, che sappia attirare l’attenzione su di sé e che sia capace di racimolare quanti più soldi possibili, anche in modo disonesto). E, come potete immaginare, Vermorel non era di certo l’unico a definirlo così.

A proposito di tutti questi appellativi rifilatigli negli anni, Malcom McLaren una volta disse: “Mi hanno chiamato in tanti modi diversi: ciarlatano, imbroglione e addirittura mi hanno identificato come l’unico responsabile capace di trasformare la cultura popolare britannica in un subdolo trucco economico di marketing. Ecco, finalmente è arrivata la mia occasione per dimostrare che tutte queste accuse erano vere.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)