L’assurda lista delle rock-band proibite nell’Unione Sovietica nel 1985

Verso la metà degli anni ’80 Unione Sovietica e Stati Uniti erano nel bel mezzo della guerra fredda e, a quei tempi, musica rock e regimi dittatoriali non andavano particolarmente d’accordo. La moralità dell’URSS, infatti, rifiutava completamente qualsiasi prodotto di stampo occidentale, in particolar modo la musica rock.

L’assurda lista stilata dal Komsomol

Alexei Yurchak, illustre docente dell’Università di Berkley (California), nel suo libro “Everything Was Forever, Until It Was No More: The Last Sovietic Generation” racconta perfettamente lo scenario dell’Unione Sovietica di quegli anni. L’antropologo russo trapiantato in America è riuscito, inoltre, a mettere le mani su una delle ultimissime liste di proscrizione diffuse dall’URSS. Nella lista stilata dal Komsomol (una sezione giovanile del partito), vengono segnalati ai vertici del Cremlino i “pericoli” che si corrono ascoltando quel determinato genere di musica.

La lista, piuttosto assurda, conteneva un totale di 32 nomi tra solisti e gruppi. Di fianco ad ogni nome di artista o gruppo i giovani funzionari specificavano i motivi per la quale bisognava bandirli. Si scopre, così, che Black Sabbath, Iron Maiden, Scorpions e Alice Cooper erano considerati dannosi a causa dell’alto contenuto di violenza presente nei testi. Che i Judas Priest e gli AC/CD erano bollati come anticomunisti e razzisti. E che I Van Halen erano accusati di propaganda antisovietica. I Pink Floyd poi, secondo i giovani funzionari, interferivano con la politica estera russa in Afganistan.

 

L’ingegnosa soluzione adottata dai russi

Il fatto che nella Russia degli anni ’80 certi artisti fossero considerati quasi come delle minacce, dà l’idea di quanto fosse distorta la percezione della cultura occidentale. In ogni caso i giovani e ingegnosi russi trovarono un metodo alternativo per ascoltare questi artisti tanto ghettizzati. Come? Beh “semplicemente” tagliavano a cerchio delle lastre a raggi X e ci effettuavano sopra registrazioni pirata. Questi oggetti, conosciuti in Russia come “Ryobra”, erano si di bassissima qualità, ma costavano appena un rublo.

Share

Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)