gtag('config', 'UA-102787715-1');

Le 5 canzoni Progressive Rock più tristi di sempre

Il Rock, in tutte le sue sfaccettature, si è sempre affermato come un genere dalla caratura emotiva elevatissima. Nel corso degli anni, inoltre, questo ha saputo rivelare la sua natura particolarmente mutevole, vedendo i suoi massimi esponenti intenti a dare vita a sottogeneri di elevato prestigio. Tra questi, il Progressive Rock è sicuramente uno dei più impegnati nell’immenso e variegatissimo spettro sonoro che il genere è capace di ricoprire. Il Progressive sancì un cambio di rotta sostanziale per il mondo della musica che, si vide improvvisamente investito da brillante eclettismo.

Sin dagli albori, infatti, il Progressive Rock ha mostrato la sua natura istrionica e visionaria, regalando al mondo una visione nuova e all’avanguardia della musica. Gli asserti su cui si basa il genere sono dei più nobili. Il Progressive Rock, infatti, raccoglie sotto la propria ala alcuni degli artisti più dotati e leggendari nella storia della musica contemporanea. Sebbene si tratti di un genere molto impegnato ed intriso di esercizi stilistici straordinari, il Progressive Rock non si esenta dall’esternare la propria emotività; consacrandosi ai sentimenti più nobili e concentrati. In questa classifica, abbiamo raccolto alcune delle canzoni Progressive Rock più tristi mai scritte.

5) Rush – Tears

Tratta da 2112 del 1976, Tears è una ballata romantica particolarmente solenne, dal sapore amaro. Il brano, pur discostandosi dallo stile inconfondibile dei Rush, contribuisce ampiamente a rendere iconico 2112, per quanto variegato si mostri l’album. In ogni caso, la caratura emotiva del brano non mette sicuramente in ombra i virtuosismi compositivi della band, affermandosi come una ballata meravigliosa, nonché una delle più belle e tristi canzoni Progressive Rock mai scritte. Tears fu il primo brano in cui i Rush utilizzarono il Mellotron.

4) Oceansize – Trail Of Fire

Dalla Gran Bretagna, gli Oceansize sono stati una Progressive Rock Band attiva dal 1998 al 2011. Trail Of Fire è un brano particolarmente eclettico, quanto emotivo. La traccia, del 2007, presenta una strumentale madida di sfaccettature ed un testo struggente. Ricche di metafore, le lyrics di Trail Of Fire rappresentano una manifestazione stilistica unica nel suo genere. Il brano esplica l’inquietudine di un uomo che, improvvisamente, si rende conto che la spasmodica ricerca che aveva intrapreso per il senso dell’esistenza, in realtà, non porta da nessuna parte. La canzone tesse atmosfere volutamente caotiche, innescando un complesso empatico nell’ascoltatore particolarmente marcato.

3) The Moody Blues – Melancholy Man

Una ballata eclettica e trascinata. Pur tessendo atmosfere molto cupe, il ritmo del brano sembra, a tratti, contrastare il climax generale che tende a creare con la melodia e la linea vocale. Il significato della canzone è particolarmente intenso. Presentando tratti biografici, Melancholy Man si presenta all’ascoltatore con un forte senso di rassegnazione. Gli anni ’70 furono, per gli artisti, un periodo tanto fervente quanto inquieto a causa del terrore in cui il mondo era caduto a causa della Guerra Fredda. Il testo di Melancholy Man esplica un forte senso di dispersione, rimarcando la paura che tutti, all’epoca, avevano per il futuro.

 2) Pink Floyd – The Final Cut

The Final Cut viene da molti considerati come il seguito del capolavoro di Roger Waters,  The Wall. Ancora una volta, l’album esplica l’alienazione di un uomo gettato in un contesto distruttivo ed incapace di abbattere il muro di inibizioni che lo tiene incatenato. Il brano tratta tematiche delicate come il suicidio e il testo, intriso di straordinario lirismo, poggia delicatamente su una strumentale in pieno stile Pink Floyd. The Final Cut è una delle canzoni Progressive Rock più tristi mai scritte.

1) King Crimson – Epitaph

Nel 1969, i King Crimson regalarono al mondo uno degli album più evocativi della rivoluzione Progressive. In The Court Of The Crimson King è un disco straordinario e perfetto sotto ogni aspetto. Pur non disdegnando un istrionismo fuori dal comune, l’album custodisce alcune gemme dal raro splendore e dalla caratura emotiva elevatissima. Epitaph è un brano struggente, capace di risvegliare le emozioni più recondite nell’ascoltatore. Il brano, tecnicamente perfetto, è intriso di elegante melanconia, affermandosi come una delle canzoni più belle e tristi mai scritte nel mondo del Progressive Rock.

Share

Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal.