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Le canzoni più sottovalutate dei Pooh

La tragica morte di Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, ha rilanciato la figura della band italiana in modo particolarmente esponenziale, facendo sì che alcune canzoni di grandissimo successo della band venissero ascoltate da numerose persone, che avevano deciso di non rapportarsi alla band o di ascoltarla attraverso determinazioni differenti. Tuttavia, alcune delle canzoni che, in passato, sono state sottovalutate della band e non hanno goduto della considerazione il maggiore, non hanno ottenuto quello stesso trattamento di altre, rimanendo sempre all’interno di un certo tipo di oblio artistico che sicuramente non meritano. Vogliamo giungere ad una rivalutazione di alcune canzoni che riteniamo essere meritevoli della discografia dei Pooh, per quanto non abbiano ottenuto un grandissimo successo. Ecco quali sono le canzoni in questione.

Risveglio

La prima tra le canzoni più sottovalutate dei Pooh che consideriamo all’interno del nostro articolo è Risveglio. Si tratta di un pezzo strumentale composto da Roby Facchinetti, e pensato per la colonna sonora dello sceneggiato La Gabbia, di Carlo Tuzii, con Miguel Bosè; il pezzo strumentale in questione, per quanto abbia ottenuto successo nell’ambito della cinematografia, non rappresenta uno dei più grandi lavori riconosciuti della band italiana, anche a causa di una scarsa attenzione nei confronti di brani prettamente strumentali.

Parliamo di una canzone che ripete la stessa melodia riproposta in crescendo orchestrale, e che si risolve attraverso un diminuendo. Il brano è realizzato dato il grande contributo di Dodi Battaglia, che si serve della steel guitar che, nell’ambito della discografia dei Pooh, è stata utilizzata piuttosto raramente, in alcuni pezzi come ancora tra un anno. Spesso il brano è stato esibito dal vivo, anche se con altri pezzi combinati.

Fotografie

Seconda tra le canzoni più sottovalutate dei Pooh è Fotografie, che rimanda ad una trattazione cantautorale italiana che molto spesso ha avuto grande successo con altre figure e personalità. Il brano dei Pooh è stato realizzato in collaborazione tra Dodi Battaglia e Negrini, e si basa su un testo che ha delle forti caratterizzazioni e carature poetiche. La canzone in questione fa parte dell’album Buona fortuna, del 1981, e sicuramente non rappresenta uno dei prodotti discografici che maggiormente ha avuto successo da parte dei Pooh. Tuttavia, citare anche solo parte del testo risulta essere emblematico nell’ottica della comprensione del valore di questo brano.

La Gabbia

Torniamo a parlare di La Gabbia, brano strumentale dei Pooh realizzato, ancora una volta, da Roby Facchinetti. La canzone in questione rappresenta uno splendido esempio di traccia strumentale che può essere realizzata attraverso dei rimandi artistici molto importanti, che portano all’utilizzo di campane tubolari che sono proprie di una trattazione tipica di Mike Oldfield; in generale, la canzone, pensata per lo sceneggiato omonimo di Carlo Tuzii, rappresenta uno spaccato molto importante della tradizione discografica italiana, e ha acquisito successo anche in virtù di sonorità che rimandano alla successiva Another Brick in The Wall dei Pink Floyd, pur non ammettendo che ci sia un tentativo di analogia palese.

Quanto alle esibizioni dal vivo di questo brano, e se venivano spesso accompagnate da decorazioni realizzate con il laser, che cingevano il palco di luce e circondavano i Pooh in un enorme gabbia di raggi, a dimostrazione del significato del brano, che si è spesso arricchito, dal vivo, di assoli di batteria o esibizioni solistiche di chitarra elettrica.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.