gtag('config', 'UA-102787715-1');

Led Zeppelin: 5 canzoni che hanno deluso i fans

I Led Zeppelin sono una delle band più famose ed importanti non solo del rock britannico, ma anche del rock mondiale. Con le loro canzoni hanno ispirato  centinaia, migliaia di artisti e band. Tutti e quattro i componenti della band erano veri e propri fenomeni: John Paul Jones al basso, Robert Plant alla voce, Jimmy Page, colui che decise di formare la band, alla chitarra e John Bonham alla batteria. Proprio dopo alla morte di quest’ultimo la band si sciolse, nel 1980.

L’eterno successo dei Led Zeppelin

Malgrado dunque non facciano più uscire brani inediti o non vadano più in tour, la fama dei Led Zeppelin non si è arrestata, continuando a fargli guadagnare ammiratori. Tanto è vero che in occasione della reunion del 2007, quando si esibirono in un concerto unico alla O2 Arena di Londra, le richieste per i biglietti furono più di 20 milioni! Furono solo 21mila però i fortunati ad aggiudicarsi l’agognato tagliando di ingresso, potendo così godere dal vivo di pietre miliari del rock, come “Rock’N’Roll”, “Black Dog” o “Stairway To Heaven”.

“The Crunge” – 1973

Esistono però casi in cui i fans della band sono rimasti un po’ delusi dai brani proposti dal quartetto, come nei cinque casi che siamo in procinto di analizzare. Iniziamo con “The Crunge”, dall’album “Houses Of The Holy” del 1973. In questo brano cercarono in qualche modo di farsi influenzare dallo stile Funky proprio di artisti come James Brown, non riuscendo però a coglierne i punti di forza, dando così forma a una canzone che si può definire “non memorabile”.

“For Your Life” – 1976

Con “For Your Life”, da “Presence” del 1976, ci troviamo davanti ad un brano che attacca con un riff accattivante e promettete, oltre che una notevole quantità di groove. Il problema principale del brano è però la melodia eseguita dalla voce, che a tratti può apparire un po’ stagnate e sconclusionata. Questa melodia, per altro, non si affianca ad un testo particolarmente ispirato, malgrado l’idea, che verte sul problema di un amico che si sta avvicinando sempre più alla dipendenza da cocaina.

“Hats Off To (Roy) Harper” – 1970

“Hats Off To (Roy) Harper”, da “Led Zeppelin III” del 1970, è l’esempio di una di quelle volte in cui una band scrive un pezzo per il proprio divertimento, più che per fare obbligatoriamente colpo sul pubblico. Il brano si bassa su chitarre acustiche blues con uso di colli di bottiglie e effetti sonori. La voce di Plant è volutamente manipolata, con un risultato che però non convince a pieno, con alcuni critici che hanno definito il brano poco interessante ed obsoleto.

“Candy Store Rock” – 1976

Plant considera questo brano, ossia “Candy Store Rock”, tratto anch’esso dall’album “Presence”, uno dei suoi preferiti. Ma, al contrario, molti fans dei Led Zeppelin la giudicano una delle più deboli della loro carriera, se non la più debole di tutte. Il ritmo, a dire il vero, è piuttosto bello ed accattivante, ma la voce urlante invece che hard rock risulta quasi inquietante. Sono vari gli elementi che non sono graditi: il riff che non spinge abbastanza, l’infinito “Oh Baby” che stanca l’orecchio di che è all’ascolto e lo scat alla fine risulta poco ben riuscito.

“Walter’s Walk” – 1982

Contenuta nell’album “Coda” del 1982, pubblicato dunque in seguito della morte di John Bonham, “Walter’s Walk” non colpisce per motivi piuttosto lampanti. Il punto più critico è la melodia, che non è ben amalgamata col tutto, facendo perdere l’ascoltatore e non in senso buono! Le voci, per usare una terminologia cara ai Led Zeppelin, sono “dazed and confused”, ribadiamo, non positivamente.

Share

Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com