gtag('config', 'UA-102787715-1');

Led Zeppelin, quella volta che Fabrizio De Andrè superò la band di Jimmy Page in classifica

Sapete che ci fu una volta che Fabrizio De Andrè superò la band di Jimmy Page in classifica? Non stiamo parlando di una band strana di Jimmy Page, di un progetto solista o altro, ma dei Led Zeppelin. Quei Led Zeppelin? Sì, proprio i Led Zeppelin di Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham. Ma con quale disco il Nostro amato Fabrizio De Andrè riuscì a battere in classifica i Led Zeppelin? Forse con il suo disco più interessante in assoluto, forse più “bello” e completo. Stiamo parlando di Non al Denaro, Non all’amore né al Cielo.

Il valore poetico del disco di Fabrizio De Andrè

Tutto parte dall’Antologia di Spoon River, raccolta di poesie di Edgar Lee Masters realizzate tra il 1914 e il 1915. Il poeta americano aveva parlato dei residenti della città di St. Louis sepolti nel cimitero locale. Quale era la storia di queste personalità? Fu proprio Fabrizio De André a dare la sua interpretazione e ad adattare a suo modo le poesia in ogni canzone. Lui stesso disse: “Nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare”.

Il concept album più bello della musica italiana?

Non al Denaro, Non all’amore né al Cielo è forse il disco più affascinante di Fabrizio De André, un vero concept album come facevano spesso i gruppi progressive rock. Non è un caso che molti dei musicisti che hanno composto gli arrangiamenti dell’album hanno fatto parte di orchestre sinfoniche. Alcuni di questi hanno suonato nelle orchestre guidate da Ennio Morricone o erano componenti di gruppi prog rock italiani. Di fatto è uno dei concept album italiani più belli mai fatti nella storia della musica italiana. I personaggi e i temi sono americani ma al contempo globali e internazionali.

Non doveva essere un disco di De Andrè

Pensate che il disco all’inizio non era neppure nato per Fabrizio De Andrè ma per Michele. Vi chiederete chi sia questo fantomatico Michele? Non lo conosceranno in tanti, si tratta di un cantante folk, liscio e di musica leggera che ebbe anche un certo successo alla fine degli anni Sessanta e durante i primi anni Settanta. In realtà, Fabrizio De Andrè decise di far di tutto pur di fare lui stesso il disco e gli arrangiamenti vennero alla fine assegnati a Nicola Piovani. Fabrizio De Andrè superò la band dei Led Zeppelin negli anni Settanta con quel disco, pensate.

Il successo della riedizione moderna di Morgan

Il disco ebbe davvero un successo enorme e fu il quinto album di inediti del grande Faber. Nel 2005 la moglie di Fabrizio De Andrè Dori Ghezzi diede il beneplacito a Marco Castoldi, alias Morgan, ormai fuoriuscito dai Bluvertigo, per realizzare una riedizione fedele e moderna del disco. Vi invitiamo ad ascoltare perché anche quello merita davvero moltissimo. Quando uscì il disco di Morgan (o disco di cover fatte da Morgan) anche il disco originale di Faber rientrò in classifica dopo oltre 30 anni.

Share

Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.