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Lucio Battisti, Quella volta che fu accusato di appoggiare il fascismo

Lucio Battisti è stato un cantautore fondamentale per la storia della musica leggera italiana. La sua voce unica nel suo genere e i meravigliosi testi, soprattutto quelli frutto della collaborazione con Mogol, sono entrati nell’immaginario collettivo come un patrimonio culturale inestimabile. Quando si parla di grandi artisti sono tante le lodi, ma anche le dicerie. Battisti sicuramente non ha mai dato molta possibilità di sollevare ipotesi sulla sua vita privata. Era infatti da quel che si poteva intuire una persona molto timida e riservata, che non amava apparire in televisione né rilasciare interviste. Ciò non ha impedito che nascessero strane teorie su di lui, come quella secondo la quale ci sarebbero dei riferimenti politici ed in particolare fascisti nelle sue canzoni. Vediamo come andò.

La leggenda sul presunto fascismo di Battisti

Ancora oggi si continua a parlare di questa ipotesi, più volte smentita. Nacque sostanzialmente da alcuni passi dei testi di Battisti e dal suo atteggiamento. Mai interessatosi alla politica, sembrava che questo disimpegno celasse una sorta di pensiero reazionario e fascista. A ciò si aggiunsero varie congetture riguardanti i testi dei suoi brani. Prima di tutto la Collina dei ciliegi con il suo riferimento alle braccia tese, che potrebbe rimandare al classico saluto fascista. Poi La canzone del Sole con il suo mare nero. Tuttavia, la più quotata tra le canzoni che proverebbero il fascismo di Battisti c’è Il mio canto libero. Secondo alcuni sarebbe infatti un grido nostalgico dell’epoca fascista, quindi e il canto libero sarebbe riferito al Duce. I fantasmi del passato dovrebbero essere i fallimenti del passato che vanno superati attraverso la dolce compagna, secondo alcuni l’ideologia fascista.

Mogol smentisce categoricamente

Bisogna dire che, anche se le accuse piovono su Lucio Battisti, questi testi sono stati scritti da Mogol. Il mio canto libero in particolare è una canzone autobiografica, come molte altre dell’autore (pensiamo a I giardini di Marzo che si riferisce alla sua difficile infanzia nel Dopo Guerra). Racconta del periodo in cui, separatosi dalla moglie, Mogol aveva intrapreso una nuova relazione. Quindi il “nuovo canto libero” è questa nuova esperienza, non c’entra nulla con la politica. Mogol ha spiegato poi più volte che Battisti non era interessato a niente del genere e che al massimo nei testi si può riscontrare qualche riferimento alla società, ma soprattutto si trattava di brani intimistici. Quando un professore di Genova diede un brutto voto ad un’alunna che aveva chiesto se Battisti fosse fascista, Mogol dichiarò:

Lucio Battisti non è mai stato interessato alla politica. E io ne sono un testimone diretto: con me non ne ha mai parlato». «Sono cose buttate lì, senza senso. Si colpisce una bambina per una cretinata che ha sentito chissà dove. Il punto è che all’epoca, negli anni Sessanta e Settanta, o andavi in giro con il pugno alzato e cantavi Contessa, oppure eri fascista. O qualunquista. Ma io e Lucio eravamo semplicemente disinteressati alla politica e quando si votava, lo si faceva per il meno peggio. Preferivamo raccontare il privato, anche se brani come Anima Latina erano molto sociali, e per questo siamo stati denigrati. Ma ormai non sono neanche più irritato per queste accuse.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.