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Lucio Battisti, la storia di “E penso a te”

Quale è la storia di “E penso a te” di Lucio Battisti? E penso a te è una canzone scritta da Lucio Battisti con testo di Mogol anche se in realtà il brano venne interpretato prima da Bruno Lauzi. Di fatto è uno dei più famosi di Lucio Battisti scritto da Mogol, ma di cosa parla questa canzone in realtà? Beh, l brano parla in maniera molto nostalgica di una donna che in realtà non è presente e in generale il tema dell’amore viene espresso in una maniera veramente molto particolare. Entra sempre la contrapposizione tra una donna e l’altra. Si inserisce concettualmente l’appuntamento con una donna che non è andato bene e il pensare che cosa stia facendo effettivamente lavata in questione.

Un brano nato in neanche 20 minuti in autostrada

Tutto è volto a sottolineare la tristezza del protagonista che cerca in qualche modo ti dimenticare il passato con quella donna ha subito un senso di nostalgia. Pare che la canzone nacque in soli 19 minuti mentre Battisti e Mogol stavano viaggiando in autostrada sulla Milano-Como. Battisti era seduto davanti e stava pensando a un arrangiamento mentre dietro di lui Mogol stava scrivendo la canzone, cantando al contempo la linea melodica. Pensate che la canzone venne addirittura censurata in Argentina e sapete perché? Beh, per il Processo di Riorganizzazione Nazionale organizzata a fine anni Settanta.

Dalla quasi ironia alla completa tragicità del protagonista

Il brano venne di fatto censurato insieme ad altre canzoni di famosissimi artisti. Stiamo parlando di canzoni di cantanti come John Lennon, Joan Baez, Eric Clapton, Donna Summer, Bob Dylan, i Doors, i Pink Floyd e moltissimi altri. Ma torniamo a “E penso a te” e alla storia di questo pezzo. Non è facile trovare una canzone del genere in cui si parla d’amore in un modo quasi tragico. Il protagonista del pezzo ondeggia tra un senso quasi di ironia a un mood completamente serio fino alla tragicità completa. Di fatto, è come se il protagonista mollasse la presa e ormai non ci fosse più niente da fare. Non riesce più ad amare, a voler bene, a dimostrare affetto.

Le difficoltà umane del protagonista

Mogol, fin dall’inizio del pezzo, insiste sul concentrarsi sul protagonista che sta veramente male, ma ancora non lo ha davvero capito. Il soggetto non riesce a non pensare alla sua ex fidanzata. Per questo motivo la ricerca, più o meno intensamente, in luoghi diversi dal suo letto o dalla sua casa. Che sia al lavoro, a casa ovviamente, o addirittura al telefono mentre parla con un’altra donna, c’è sempre la ex di mezzo. Evidentemente la nuova relazione non è sufficientemente forte, non va avanti, il ricordo antico è troppo forte per poterla superare.

Il ritornello

Si arriva poi al ritornello, che parla da solo. Lucio Battisti canta: “è troppo grande la città per due che come noi non sperano però si stan cercando“. Forse non c’è una vera e propria armonia sonora e fonetica, ma chi se ne frega. La potenza dell’immagine è talmente importante che supera la metrica. E questo basta.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.