Morte di Brian Jones: uno tra i più grandi misteri del rock

Brian Jones e il Club dei 27

Era il 3 luglio del 1969 quando Brian Jones fu trovato immobile sul fondo della sua piscina. Nonostante l’intervento dei medici, non ci fu niente da fare. Da quel momento in poi, la morte di Brian Jones è diventata uno dei misteri più grandi della storia del rock; tantissimi gli elementi, che hanno fatto sì che quella morte fosse pensata come un qualcosa di più che un semplice incidente.

Dalla teoria sull’omicidio, da quella del sacrificio fino ad arrivare alla maledizione del Club dei 27. Aveva proprio 27 anni il polistrumentista britannico e fondatore dei Rolling Stones, quando perse la vita. Una vita artistica in più che da quel momento si aggiunse al novero di tutte quelle celebre personalità del mondo del rock, anche in virtù di una morte che è sempre parsa essere molto più di quanto è stato detto fin dal primo momento.

La morte di Brian Jones

Antecedenti importanti che precedono la morte di Brian Jones sono certamente da sottolineare. Il 21 maggio del 1968, poco più di un anno prima della sua morte, il britannico fu arrestato per la seconda volta, per possesso di marijuana. I continui guai legali, l’abuso di droga e – infine – l’incidenza sempre minore del britannico nella band contribuirono, progressivamente, all’astio che c’era tra i membri della band. Il suo contributo per i Rolling Stones era pressochè nullo, e la band stessa non sapeva più come trattare il suo fondatore.

Un aneddoto, in tal senso, sottolinea quanta incidenza avesse Brian Jones avesse (in quegli anni) nella band: durante le registrazioni di You Can’t Always Get What You Want, Jones chiese alla band “Cosa posso suonare?”; la risposta di Mick Jagger fu “Non so Brian, cosa riesci a suonare?”. Secondo molti, quando il britannico provava a suonare l’armonica, iniziava a sanguinare. Ad ogni modo, i rapporti arrivarono al limite quando i Rolling Stones dovevano partire per il Tour statunitense del 1969. Per i guai legali, Brian Jones non potè partire col resto della band. Il 9 giugno dello stesso anno arrivò l‘annuncio di ritiro dalla band.

Il 3 luglio successivo ci fu la sua morte. Jones fu trovato annegato sul fondo della piscina di casa, nonostante fosse un abile nuotatore. I medici che accorsero non poterono fare nulla, se non accertare l’avvenuta morte e il fatto che gli organi interni fossero ormai compromessi per l’abuso di alcol e droghe.

Il sacrificio fatto da Mick Jagger?

Tra le tante cose che sono state dette a proposito del fondatore dei Rolling Stones, non poteva certamente mancare la teoria complottistica. Uno dei più grandi misteri presente nel mondo del rock parla per l’appunto della morte di Brian Jones, un semplice oggetto sacrificale che sarebbe stato offerto da Mick Jagger a Satana.

I motivi? Secondo i complottisti sarebbero molteplici: Mick Jagger era invidioso, o forse troppo desideroso di eterna fama. In ogni caso, il sacrificio fatto da Mick Jagger è una di quelle teorie che vive soltanto nella fantasia comune, e che nulla ha a che fare con la realtà. Dissapori tra i due c’erano, certamente, ma da qui alle teorie complottistiche c’è un abisso.

Le parole di Keith Richards e il caso di omicidio

Nonostante la mosse fosse stata dichiarata avvenuta per incidente, nel 2000 Anna Wohlin affermò che la morte di Brian Jones era avvenuta per omicidio. Quanto al caso di omicidio, in effetti, in casa si trovava Frank Thorogood, costruttore che doveva rimordernare la casa e che confessò di essere stato la causa della morte del fondatore dei Rolling Stones. Per scherzo, infatti, Thorogood mise la testa di Jones sott’acqua; quest’ultimo, però, data la sua precaria condizione fisica, non fu in grado di rimanere in apnea per molto. Morì soffocato dopo poco, scivolando sul fondo della piscina. Il costruttore non ebbe la lucidità di soccorrere il britannico, ma scappò in casa innervosito. La Wohlin non credeva alla morte di Jones neanche nel momento in cui quest’ultimo fu estratto dalla piscina.

Le parole di Keith Richards, rilasciate in un’intervista al Rolling Stone, ritornarono sul caso: “Quella notte è successo qualcosa di strano, questo è tutto quello che ho da dire. Potrebbe anche essere stato un incidente. Noi non abbiamo cercato di mettere le cose a tacere, volevamo sapere cosa era successo; […] Nessuno voleva ucciderlo. Non si sono presi cura di lui come avrebbero dovuto, nonostante fossero lì proprio per quello. Tutti sapevamo com’era, soprattutto quando c’era una festa. Forse è solo andato a fare una nuotata e gli è venuto un attacco di asma. So che era asmatico, e che aveva sempre con sè il suo spray, anche se non l’ho mai visto avere un attacco. Ma era un ottimo nuotatore, molto più bravo di chiunque altro io conoscessi.” 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.