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Musica rock, uno studio rivela perché piace a così tanta gente

Gli appassionati della musica rock non possono farne a meno. Si tratta di un desiderio irrefrenabile, oltre che un vero e proprio stile di vita da seguire giorno dopo giorno. Eppure, spesso ci si chiede perché nasca una passione così forte. Perché ci piace la musica rock? Uno studio pubblicato dal Daily Mail adduce una motivazione davvero particolare ad una simile attitudine. Vediamo per quali motivi un genere di questo tipo continua a far sognare tutto il mondo.

Come nasce lo studio sull’origine di gradimento del rock

Un team dell’Università della California si è così messo al lavoro per realizzare un rapporto sul perché piace così tanto la musica rock. I risultati sono stati poi pubblicati sulla rivista scientifica Biology Letters e sono stati concepiti per collegare rock e scienza, in particolare quella collegata al mondo animale. Tra gli studiosi era presente anche Daniel Blumstein, che da sempre si è occupato degli animali e sottolinea la connessione immediata tra i due elementi. Tra i suoi numerosi studi passati, va segnalata la guida di un team di ricercatori al lavoro per studiare oltre 100 colonne sonore di vari generi di film, tra i quali guerra, classici, avventura e horror.

Perché non si può fare a meno della musica rock

Torniamo a questo punto alla domanda precedente, ossia a quella relativa al perché non possiamo fare a meno della musica rock. Secondo lo studio universitario citato, una passione così irrefrenabile non sarebbe dovuta a ritmi indiavolati, a voci bellissime, ad atteggiamenti ben precisi o ad assoli di chitarra e batteria. Tutto ciò avverrebbe perché i suoni distorti del rock assomiglierebbero alle urla di angoscia degli animali. In pratica, la musica risveglierebbe i nostri istinti animaleschi e manipolerebbe le nostre emozioni.

Al tempo stesso, i ricercatori hanno isolato migliaia di registrazioni di animali urlanti, mettendole a confronto con le colonne sonore cinematografiche. Quindi, Blumstein ha condotto i risultati della sua ricerca al collega Greg Bryant, che si occupa di comunicazione vocale e psicologia evoluzionistica. I due hanno realizzato tracce di suoni dalla durata pari a 10 secondi tratte da studi cinematografici. Un suono è stato paragonato alla musica dell’ascensore perché generico e abbastanza neutro. Un altro, invece, era simile all’assolo di Jimi Hendrix al concerto di Woodstock, iniziato con calma e culminato in un insieme di effetti psichedelici.

Obiettivi e dichiarazioni sulla ricerca

Blumstein ha dichiarato che l’obiettivo era quello di poter incrementare o alleviare i sentimenti e le emozioni di ogni ascoltatore a seconda della musica in essere. In generale, la musica mossa è stata considerata molto più eccitante rispetto a quella rilassata, anche perché provocava più sentimenti negativi rispetto all’altra. I risultati furono poi paragonati dallo stesso Blumstein ai suoi studi portati avanti su diversi animali, tra i quali le marmotte.

“Ciò che molto compositori non riescono a capire – afferma Bryant – è che essi sfruttano le nostre predisposizioni per provare emozioni positive o negative quando ascoltano varie tipologie di suoni. Il nostro studio ci consente di spiegare perché i suoni distorti del rock ‘n’ roll entusiasmano tanta gente. Il rock riesce a far uscire fuori quella parte animalesca presente in ognuno di noi”.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)