Nirvana, la storia dell’ultimo concerto di Kurt Cobain

Nel corso di poco più di sei anni di attività, i Nirvana sono riusciti a lasciare un segno indelebile nella storia del rock a livello globale. Il leader Kurt Cobain, il bassista Krist Novoselic e il batterista Dave Grohl sono considerati come gli autentici progenitori di un nuovo genere, il grunge. In particolare, il cantautore scomparso all’età di 27 anni viene ancora oggi visto come un’autentica icona, un angelo biondo che rappresenta una generazione con tanta voglia di rivalsa. Entrando nello specifico, vi mostriamo tutto ciò che c’è da sapere sull’ultimo concerto del gruppo, risalente al mese di febbraio 1994 e tenutosi a Roma, all’interno del Palaghiaccio di Marino.

Lo scenario che precedeva il concerto capitolino

Qual era la situazione dei Nirvana in vista dello storico concerto romano? In quel tempo, il complesso stava vivendo una fase intrisa di grandi successi in tutto il mondo. Il trio era reduce da un’altra lunga esibizione sempre in Italia, a Modena. Si trattava della sua terza presenza complessiva nella capitale italiana, dopo quelle precedenti del 1989 e del 1991.

Nel primo caso, Kurt, Dave e Krist erano solo dei musicisti in erba, tre ragazzi americani che stavano cercando di ottenere consensi. Il frontman minacciò persino il suicidio durante questo concerto al Piper Club, oltre allo scioglimento definitivo della band, che fortunatamente non si sarebbe mai concretizzato. Quindi, nel 1991, dopo i grandi successi dell’album Nevermind, i Nirvana tornarono a Roma presso il teatro Castello, non lontano dal Vaticano. Fu uno spettacolo di assoluto rilievo, completamente sold out e tanto apprezzato da parte di un vasto pubblico.

Come andò l’ultimo concerto a Roma dei Nirvana

Come andò l’ultimo concerto dei Nirvana a Roma? A dire la verità, non molto bene, nonostante le notevoli premesse. Una folla oceanica era in attesa dell’apertura dei cancelli per ammirare il trio di Seattle, ma qualcosa andò storto. Cobain non si sentì bene e restò totalmente immobile durante tutta la performance, con una voce in netta difficoltà. Al tempo stesso, diversi problemi riguardarono l’ordine pubblico, con tanta gente svenuta a causa del caldo e dello scarso ossigeno. Dopo un’oretta di concerto abbastanza normale, Kurt prese la sua chitarra Fender Mustang e la gettò sul palco, disintegrandola. Gli altri due chiesero quasi scusa ai presenti e misero fine alla performance.

Cosa accadde dopo la performance romana

Durante il concerto del Palaghiaccio, ci si rese conto dell’umore oscillante del frontman della band. Il giorno dopo, i tre vennero ospitati da Serena Dandini in occasione della trasmissione televisiva Tunnel e suonarono DumbServe The Servants. La performance comica di Corrado Guzzanti travestito da metallaro non servì a stemperare il clima di sostanziale freddezza. In un secondo momento, la Dandini si sarebbe riferita a Kurt Cobain parlando di “una persona sensibile, indifesa, difficile da guardare negli occhi, con uno sguardo simile a quello di un cucciolo in forte difficoltà con il mondo intero”.

La fine di Kurt e del suo progetto sembravano ormai ad un passo. La rockstar dal forte impatto stava lasciando progressivamente spazio ad un uomo fragile, soppresso dal potere del successo. Prima di morire, Cobain sarebbe tornato nella capitale insieme alla moglie Courtney Love e alla figlia, ma nell’occasione avrebbe cercato di suicidarsi assumendo 60 pillole del potente farmaco Roipnol. In quel caso si salvò in maniera miracolosa, ma poco dopo non sarebbe andata allo stesso modo.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)