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Pearl Jam: l’evoluzione dell’album Ten dal 1991

Ormai la storia è nota a tutti. Nel 1990 Andrew Wood – frontman e voce dei Mother Love Bone – muore tragicamente per overdose di eroina. Dal dolore per quella perdita Chris Cornell – già al timone dei Soundgarden – decide di dare vita ad un progetto musicale chiamato Temple of the Dog. Il gruppo, che darà alle stampe un solo disco omonimo, rimane assieme fino al 1992. Lo scioglimento della formazione, oltre alla natura contingente della sua origine, sarebbe forse arrivato lo stesso. Cornell infatti mette assieme musicisti che di lì a poco avrebbero dato vita ad una delle formazioni grunge-rock più longeve della storia della musica. Mike McCready, Stone Gossard e Jeff Ament conoscono infatti Eddie Vedder. Prima ancora che i Temple of the Dog scompaiano, i Pearl Jam nascono e pubblicano il loro album di debutto: Ten. Il primo, apparentemente monolitico, disco della band di Seattle è tuttavia cambiato molto nel corso degli anni. Andiamo alla scoperta dell’evoluzione di Ten dal 1991 ad oggi. 

I brani di Ten

Dall’anno della sua pubblicazione – nel 1991 – Ten è diventato sicuramente uno degli album rock più venduti di tutti i tempi. Basti pensare che solo negli States ne sono state vendute più di 10 milioni di copie. Il debutto dei Pearl Jam è stato uno dei più travolgenti nella scena grunge di Seattle, permettendogli di entrare nell’olimpo dei gruppi dell’epoca: Nirvana, Soundgarden e Alice in Chains in primis. Ma, osservando in retrospettiva quel lavoro, il primo in cui Eddie Vedder canta al timone di una vera band, possiamo notare che molte cose sono cambiate nel corso degli anni. Nuove espressioni, nuovi modi di interpretare i testi, nuove visioni e punti di vista. Gli 11 brani che compongono la tracklist di Ten – sebbene nati in un momento preciso e circoscritto – sono andati inevitabilmente incontro ad un’evoluzione.

Uno dei primi cambiamenti subiti da Ten fu la riedizione del 2009. Jeff Ament – bassista dei Pearl Jam – raccontò di aver trovato una registrazione del disco, nei tardi anni ’90. Il suono era così grezzo e sporco che sentì subito la necessità di registrarlo di nuovo. “Ho iniziato a suonarlo e ho pensato subito “Dobbiamo re-mixare Ten”. La vecchia versione venne dunque ripresa e riportata in vita. Uno dei brani a giovarne di più fu Once – il pezzo di apertura di Ten – che divenne ancora più potente ed emozionante.

Differenze negli anni: Even Flow e Alive

Tutte le altre tracce di Ten – oltre a Once – hanno subito un’evoluzione nel corso del tempo. Even Flow, per esempio, è stata suonata più di 836 volte live e ha acquisito una forma totalmente diversa rispetto alla sua versione in studio. Mike McCready ha infatti trasformato Even Flow in un’arena privata per mostrare al pubblico le proprie doti da chitarrista. In questo modo il brano dura quanto più McCready preferisce.

Ancora più di Even Flow, Alive ha cambiato proprio significato nel corso del tempo. Come spiegato da Eddie Vedder il ritornello “I’m still Alive” non aveva originariamente accezione positiva. Era una maledizione. Ma “ogni notte vedo questo mare di persone reagire con la loro interpretazione positiva – dirà il frontman – […] Il pubblico ha cambiato il senso di queste parole. […] Hanno distrutto la maledizione”. 

Black e Jeremy

La storia di Black è nota quasi a tutti. “E’ una storia vera, qualcosa che ho veramente provato – aveva confessato Eddie Vedder nel 2011 – e lo sento ancora ogni volta che la canto”. Originariamente questa ballad emozionate e intima parlava del dolore provocato dalla fine del primo amore. Il cantante dei Pearl Jam era così legato al brano da non volerlo nemmeno inserire in Ten. Negli anni tuttavia, Black è diventato qualcosa di più. A partire dall’aggiunta – nelle esibizioni live – del verso “We Belong Together”, assente nel disco. Durante il concerto del Firenze Rocks 2017 inoltre, Vedder dedicò il testo all’amico Chris Cornell, scomparso due settimane prima. “Siamo tanti, siamo uno e probabilmente tutti noi, almeno una volta, abbiamo attraversato il buio”. 

La terza traccia di Ten viene ricordata per l’ingresso dei Pearl Jam nel mondo delle clip. O meglio, il non ingresso. Jeremy è il primo brano per il quale la band gira un video musicale. La drammatica – e vera storia del suicidio di un giovane ragazzo – non solo provoca critiche e reazioni, ma fa capire a Eddie Vedder e compagni che quella non sarà la loro strada. “Tra dieci anni da ora non voglio che le persone si ricordino le nostre canzoni per i video” dirà Jeff Ament nel 1993.

Release

Release, già da sola, rappresenta in pieno l’evoluzione subita da Ten e dai Pearl Jam nel corso degli anni. La traccia incarna il climax del disco e dei live della band, essendo stata utilizzata come apertura per oltre 145 concerti. Un inizio emozionale, profondamente evocativo e lento che apre le porte all’accelerazione successiva. Emblematiche le esibizioni a Verona nel 2006 e a Roma nel 2018 quando – con il buio e solo qualche luce a rischiarare l’oscurità – la voce di Eddie Vedder emergeva intonando l’intro di Release.

 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.