Seven_Nation_Army_Mondiali_2006

Perché “Seven Nation Army” è diventata l’inno italiano dei mondiali del 2006?

Nessuno si scorderà mai la finale del Campionato mondiale di calcio del 2006, quella sera del 9 luglio a Berlino in cui gli azzurri trionfarono sulla Francia ai rigori dopo una partita soffertissima. Un titolo di campioni del mondo per cui tutta l’Italia, ma non solo, gioisce ancora nel 2019. Oltre alla testata di Zidane a Materazzi però, c’è stato anche un altro fattore a caratterizzare il tutto; vi dice niente poopopopopopopooo? Parliamo del motivetto di Seven Nation Army degli White Stripes, la canzone diventata inno ufficiale italiano di Germania 2006.

Seven Nation Army: la canzone dei mondiali del 2006

La storia dell’inno improvvisato di Germania 2006 ebbe il suo inizio tre anni prima, il 22 ottobre del 2003, a Milano. Quella sera, in vista della sfida di Champions League a San Siro, si erano radunati, in un bar della città, i tifosi del Club Brugge e quelli della squadra avversaria; l’AC Milan. Il gruppo belga era euforico, e quando alla radio passò Seven Nation Army, che uscì nel marzo dello stesso anno, la combriccola iniziò a cantarla saltando per tutto il pub seguendo l’iconico riff della canzone.

Il ritornello era rimasto così impresso nelle loro menti, che al Meazza continuarono a cantarlo con foga per tutta la durata della partita. Il Club Brugge si impose 1-0 sui rossoneri; quella sera i tifosi belgi istituirono il loro nuovo inno ufficiale. La storia si ripeté tre anni dopo, il 15 febbraio del 2006, quando il Bruges aveva ospitato l’AS Roma in Coppa UEFA. Al pareggio belga, poco prima di raggiungere l’ora di gioco, il Jan Breydel Stadium esplose sulle note di Seven Nation Army. Lo stesso Francesco Totti rimase stupefatto.

Non avevo mai sentito la canzone prima di giocare a Bruges“, aveva ammesso il capocannoniere giallorosso. “Da allora non riesco a togliermi “Popopopopopopoooo” dalla testa. Era incredibile, fantastico! E la gente era totalmente presa. Sono subito andato a comprare uno degli album degli White Stripes

Tutto ciò venne apprezzato anche dal frontman degli White Stripes: “Sono onorato che gli Italiani abbiano adottato questa canzone”, aveva affermato ai tempi Jack White, cantante della band. “Mi piace che la maggior parte delle persone che la cantano non hanno la più pallida idea da dove sia saltata fuori. Niente è più bello di quando le persone abbracciano una melodia e gli permettono di entrare nel pantheon della musica popolare”. E aveva concluso, commosso, dicendo: “Da cantautore è qualcosa di impossibile da programmare”.

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Rebecca Buzzetti, classe 1996. Diplomata come creatrice d'abbigliamento da donna, studentessa di giornalismo. Da sempre appassionata di musica, in particolare rock, arte, sport (soprattutto hockey), letteratura, disegno e scrittura. Persona estremamente ironica, aspirante giornalista e scrittrice. (rebecca.buzzetti@gmail.com; Instagram: @rebiush)