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PFM, la storia dell’album “Per Un Amico “

La PFM, in forma estesa Premiata Forneria Marconi, è tra le più importanti band del nostro paese per quanto riguarda il panorama del progressive rock, probabilmente la più conosciuta. Il loro talento ha permesso alla formazione di ottenere una certa fama anche negli Stati Uniti, impresa ardua nonché piuttosto rara per gli artisti nostrani. Tra i pregi della band anche quello di aver saputo evolvere il proprio stile, in virtù delle grandissime capacità dei componenti.

PFM tra i migliori al mondo

A riprova del fatto che la PFM sia molto apprezzata anche fuori dal nostro paese, è il fatto che la nota rivista Rolling Stones, nella loro classifica dei migliori album progressive rock di tutti i tempi, abbia inserito alla diciannovesima posizione proprio un LP della Premiata Forneria Marconi. Si tratta di “Per Un Amico”, pubblicato nel 1972 per l’ettichetta Numero 1. Si tratta del secondo lavoro in studio della band.

PFM, l’album “Per Un Amico”

Il primo album, “Storia Di Un Minuto”, era uscito lo stesso anno, ciò nonostante “Per Un Amico” si differenzia in virtù di un piano musicale più complesso. L’album si compone di cinque pezzi, tre nel lato A ed i rimanenti due nel lato B, per una durata totale di poco più di mezz’ora. Il disco si apre con “Appena un pò’“, i cui primi due minuti sono dominate da atmosfere che rimandano a Vivaldi, per poi strutturandosi lasciando aria ad un dolce canto che introduce una splendida sequenza di stampo sinfonico.

La title track

Generale, il cui incipit è caratterizzato da un complesso fill di batteria eseguito da uno scatenato Di Cioccio. Il brano si tratta di una particolare complessificazione di una danza popolare sviluppata in numerosi movimenti (con molte autocitazioni di Mussida dalla sua stessa “E’ festa”). Il livello qualitativo sale esponenzialmente con la title-track “Per un amico, che costituisce sicuramente il momento più alto dell’album, sicuramente per quanto riguarda la complessità della struttura e degli arrangiamenti. Un brano che racchiude in sé l’anima del prog e che, fino all’ultimo, continua a sorprendere.

Gli ultimi due brani

Volendo approfondire l’analisi di quest’ultimo brano un delizioso, si può dire che sia un racconto in tre movimenti in cui la lunga e cervellotica parte centrale di stampo free spezza il lungo crescendo iniziale per mutare improvvisamente nel finale epico. Segue “Il Banchetto”, che sembra un momento di relax dopo la potenza della title-track. L’album della PFM si chiude con “Geranio“: un brano i barocchismi si articolano a non finire, alternandosi al tema principale.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com