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PFM, la storia di Impressioni di settembre

Nel 1971, la PFM ha dato vita ad un autentico capolavoro della musica italiana. Infatti, la band esponente del progressive rock nostrano ha pubblicato Impressioni di settembre, lato B di La carrozza di Hans. La canzone ha preceduto il primo album del gruppo, Storia di un minuto, e nasconde una storia davvero particolare. Scopriamo insieme come è nato questo successo epocale, cavallo di battaglia del complesso riuscito a farsi conoscere anche fuori dai confini nazionali.

Come è nata impressioni di settembre

Chi ha scelto di scrivere Impressioni di settembre, lo ha fatto con l’obiettivo di esprimere un segno di speranza. E ad occuparsi del testo non è stato uno scrittore qualsiasi, ma uno dei parolieri più famosi e apprezzati della musica italiana. Stiamo parlando di Mogol, che ha semplicemente raccontato ciò che ha visto con i suoi occhi una mattina, subito dopo essere uscito di casa. Una vera e propria fotografia all’insegna delle mille emozioni.

Al fianco di Mogol, si era attivato Franco Mussida, lo storico chitarrista della Premiata Forneria Marconi. Il celebre musicista si era occupato della musica a modo suo. “Ho vissuto un attimo di ispirazione sul divano dei miei genitori, con sguardo sognante e dita pronte a trovare accordi in grado di accompagnare una melodia capace di uscire da sola”. Così lo stesso Mussida ha spiegato la gestazione del pezzo. Al contempo, l’inserimento di settembre nel titolo potrebbe essere un simbolo di cambiamento, o di semplice inizio della nostalgia autunnale.

Il clamoroso utilizzo del Moog

Si può benissimo comprendere quanto Impressioni di settembre fosse una canzone uscita quasi da un momento all’altro, senza un motivo ben preciso. Il brano non aveva un ritornello vero e proprio, ma piuttosto un intermezzo strumentale. Un inciso come quello doveva essere associato ad uno strumento fuori dal comune, molto difficile da trovare. La PFM ci provò con il flauto e la chitarra, ma senza risultati soddisfacenti. Tutto cambiò quando la band ebbe un’illuminazione.

Il gruppo scoprì Lucky Man, un disco degli Emerson Lake & Palmer. Nell’occasione, i membri si resero conto dell’utilizzo del Moog, un particolare strumento formato da tre oscillatori in grado di dare vita ad onde mescolate. Un suono sintetico davvero sorprendente. La band incontrò il fondatore della ditta produttrice, Monzino, in occasione della Mostra dello Strumento del 1971. Guarda caso, l’artigiano aveva con sé un prototipo del Moog e la PFM aveva intenzione di acquistarne un modello portatile.

I problemi pratici per entrare in possesso dello strumento non mancavano. Infatti, il suo prezzo era davvero esorbitante. La band rock non si perse d’animo e ripartì alla carica per ricevere il prezioso oggetto. Monzino glielo diede in prestito e la Premiata Forneria Marconi poté così incidere Impressioni di settembre. L’album riscosse un successo straordinario grazie alla sua autentica innovazione.

Un brano grazie al quale la PFM spiccò il volo

Con tali prerogative, la PFM sembrava davvero pronta a spiccare il volo. Il testo di Impressioni di settembre è una sorta di manifesto della cultura contemporanea degli anni ’70, capace di precorrere i tempi. Parla di una realtà difficile da capire, pronta a scappare via, nella quale ogni individualità è imprigionata. Tutto diventa niente e la malinconia pervade ogni gesto, in una testimonianza nella quale regna il senso tragico della vita. Grazie a questo straordinario successo, la band italiana raggiunse il massimo successo.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)