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Pink Floyd: quella volta che David Gilmour imitò Jimi Hendrix.

È risaputo che l’imitazione sia la forma più alta di ammirazione. Quando questo processo coinvolge due mostri sacri della musica rock, tra i migliori chitarristi di tutti i tempi, il discorso si trasforma in un disco simbolo della musica progressiva mondiale. John Leckie è un importante tecnico del suono che in passato ha lavorato, tra gli altri, anche coi Pink Floyd. Nel corso di una recente intervista alla quale ha preso parte anche Nick Mason, storico batterista della band, Leckie afferma che David Gilmour raccogliesse, nell’annovero delle sue più grandi influenze, niente meno che,il grande Jimi Hendrix.

Nella fattispecie, l’uomo si riferisce alle sessioni d’incisione dell’album Meddle del 1971. Leckie rivela che, nel corso dell’opera compositiva del disco, Gilmour si fosse tecnicamente ispirato, in particolare, al chitarrista di Seattle. In quel tempo, i Pink Floyd avevano da poco fatto ritorno dagli Stati Uniti e David Gilmour era riuscito a procurarsi lo stesso pedale Wah per chitarra utilizzato da Hendrix. Per chi non lo sapesse, il Wah è un effetto particolare che sfrutta un sistema d’espressione meccanico per operare sul suono, accentuando una barra di frequenza variabile nel tempo.

Il tecnico ricorda che Meddle è nato da una forte collaborazione tra tutti i membri della band e dello staff. I Floyd non avevano un’idea ben definita né pezzi già costruiti da inserire nell’album. Nacque tutto dall’ingegno sperimentalista del gruppo e che; sebbene Echoes fosse la traccia principale del disco, brani come One Of These Days e Fearless erano altrettanto importanti. Il verso dei famosi gabbiani di Echoes nacque proprio modificando il Wah di Gilmour, intervenendo sul circuito. Leckie ricorda, inoltre, che mentre i Pink Floyd lavoravano al disco, Jimi Hendrix venne a mancare. La notizia scosse il gruppo particolarmente.

I Pink Floyd più uniti che mai nel realizzare Echoes

Nick Mason, poi, è intervenuto scendendo nei particolari del clima che si respirava nei giorni in cui i Pink Floyd diedero alla luce Echoes. “Avevamo dei pezzi scritti, ma alla fine decidemmo di lavorare insieme da zero. Non avevamo accumulato niente fino ad allora. Echoes nacque semplicemente dall’idea di scrivere qualcosa tutti insieme fin dall’inizio. Interpretammo il disco come una riflessione sul punto a cui saremmo voluti arrivare con la musica. Ricordo che, in effetti, dopo Atom Heart Mother e Ummagumma, la EMI non ci diede alcuna fretta per pubblicare qualcosa di nuovo”.

Leckie ha concluso spiegando che i Pink Floyd si comportarono allo stesso modo di qualsiasi altra band che varcò la soglia del suo studio. I lavori si svolsero, a detta sua, in un clima estremamente energico e collaborativo in cui ognuno aveva qualcosa da dire e tutti erano aperti a tutto. Inoltre, John ricorda l’elevato apporto di Nick Mason sulla sezione compositiva del disco. Sua è la voce sulla celeberrima One Of These Days, mentre Roger e David supervisionavano l’equilibrio del lavoro.

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)