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Pink Floyd, perché l’album The Wall si chiama così?

Nel corso della loro carriera, i Pink Floyd sono stati in grado di riscrivere la storia del rock. La band britannica guidata prima da Syd Barrett e poi da Roger WatersDavid Gilmour ha inciso album e canzoni davvero straordinari. Tra questi, The Wall occupa senz’altro un ruolo di primo piano e costituisce un picco artistico a livello assoluto. Per quale motivo questo disco ha assunto proprio una simile denominazione? Scopriamolo insieme nei paragrafi seguenti.

Perché i Pink Floyd chiamarono l’album in questo modo

Per scoprire il motivo della scelta di denominare l’album del 1979 The Wall, bisogna partire da una storia ben precisa. L’idea della band venne messa in atto in seguito ad un particolare incidente, avvenuto durante un concerto tenutosi nel 1977. L’evento era collegato al disco In The Flesh e si era svolto presso lo Stadio Olimpico di Montreal, in Canada. In quella circostanza, Roger Waters si irritò particolarmente a causa di alcuni spettatori in prima fila che lo insultarono a ripetizione. Il cantante e bassista perse la pazienza e arrivò fino a sputare addosso ad una persona del pubblico. Fu così che Roger colse l’occasione per scegliere il titolo giusto all’album della band che a quei tempi era guidata da lui stesso.

Il muro tra i Pink Floyd e il proprio pubblico

Dopo un episodio del genere, Roger Waters parlò con il suo psichiatra. Il bassista si era già infortunato ad un piede dopo un litigio con il suo manager Steve O’Rourke e avvertiva un distacco sempre più profondo con il pubblico che aveva davanti. A poco a poco, in lui era cresciuto un vero e proprio odio per le esibizioni davanti a tanta gente, specialmente all’interno degli stadi. Nacque così un’autentica barriera, alla quale Waters si ispirò per scrivere nuove canzoni e dare vita ad un album concept. Presentò a David GilmourRichard Wright una demo intitolata Bricks in the Wall, che fu preferita rispetto al suo futuro album da solista The Pros and Cons of Hitch Hiking. Dopo la cautela iniziale, la band lavorò al disco insieme al produttore Bob Ezrin, realizzando brani del calibro di Comfortably NumbRun Like HellAnother Brick in the Wall, poi divisa in due parti.

Un concept album che segnò la storia dei Pink Floyd

Fu così che nacque The Wall, autentico capolavoro di una band rock straordinaria. Fu messo in vendita a partire dal 30 novembre del 1979 e distribuito dalle etichette EMI in Europa e Columbia/Sony negli altri paesi del mondo. Protagonista principale è Pink, un ragazzo che ha vissuto un’infanzia problematica tra il decesso del padre e la protezione eccessiva della madre. La sua vita non migliorò durante la scuola, vissuta in maniera molto rigida, e neanche con la futura moglie che lo avrebbe tradito. Il vero obiettivo del gruppo britannico era quello di rimettere a posto la propria situazione economica, e ci riuscì benissimo grazie a dati di vendita straordinaria. Al contempo, l’album mise in crisi i membri dei Pink Floyd, che entrarono in una situazione di frattura che non sarebbe più stata sanata. Nel 1985, infatti, Roger Waters avrebbe abbandonato la band e la causa scatenante era proprio questo disco.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)