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Qual è stato il primo album prodotto in casa?

Come sappiamo, al giorno d’oggi è diventato piuttosto semplice registrare la propria musica all’interno delle proprie mura domestiche, a patto di disporre di un buon computer e dei giusti programmi (Audacity, Garage Band, Logic, solo per citarne alcuni). Come da lei stessa dichiarato, Billie Eilish, a voler citare il più pregevole degli esempi della contemporaneità, balzata ora alle vette dell’industria discografica, ha prodotto le sue prime canzoni proprio nella sua camera da letto insieme al fratello. La domanda, a questo punto, potrebbe sorgere spontanea: chi è stato il primo artista a pubblicare un album che aveva registrato in casa? Non di certo Billie Eilish, anzi, bisogna tornare indietro nel tempo di molti anni, ossia al febbraio 1976, in un luogo ben preciso: Tennessee, Memphis, Elvis Presley Boulevard, Graceland, la casa del cantante che già all’epoca dava il nome alla strada dove abitava. Vi raccontiamo la storia del primo album realizzato in casa. 

La storia del primo album realizzato in casa

In quel periodo Elvis non aveva molta voglia di recarsi in studio, non per capriccio, ma per la stanchezza causata dai ritmi imposti dalla sua vita da rockstar. Per rendere l’idea, tra il ’69, anno in cui riprese ad esibirsi dal vivo dopo anni dedicati al cinema, ed il sopracitato febbraio ’76, Elvis tenne la bellezza di 940 concerti (come riporta Sebastiano Cecere nel suo libro “Elvis in concert”), ossia una media di un concerto ogni tre giorni, arrotondando per eccesso. Inoltre c’erano le registrazioni in studio: in quei sette anni infatti vennero pubblicati dodici studio album, più quattro live.

La decisione della RCA e la produzione del primo album realizzato in casa

Alla notizia che Elvis non era intenzionato a recarsi in studio, la RCA decise di presentarsi a casa Presley con un camion pieno di attrezzatura, atta alla registrazione e alla produzione di un nuovo capolavoro discografico. Come location venne scelta quella che dai fans del re del rock’n’roll viene chiamata Jungle Room, poichè da poco Elvis aveva attuato un restyling di quella stanza, applicando sia sul pavimento che sul soffitto della moquette verde, arredando con mobili in stile esotico e, per non farsi mancare nulla, facendo costruire una cascatella su una delle pareti.

Venne accolto in questo pittoresco luogo il gruppo che solitamente lo accompagnava dal vivo, la TCB Band, dove spiccano il chitarrista James Burton, inserito nel 2003 al diciannovesimo posto della classifica dei cento migliori chitarristi della storia secondo Rolling Stones; Jerry Scheff, bassista che pochi anni prima aveva collaborato con i Doors e Ronnie Tutt, il batterista.

La nascita di From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee e Moody Blue

In quelle giornate di registrazione vennero incisi dieci brani, più altri registrati sempre nella stessa sede nel mese di ottobre, che possiamo ascoltare nell’album del 1976 intitolato: “From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee”, che raggiunse la vetta della classifica Billboard dedicata alla musica country, e nell’album datato 1977, anno della morte di Elvis, chiamato “Moody Blue”, anch’esso classificatosi primo. Inoltre, grazie all’album “Way down in the jungle room” del 2016, è possibile ascoltare le varie take delle canzoni.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com