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Quel misterioso legame tra Woodstock e il Coronavirus diventato virale

Una delle conseguenze principali dettate dall’emergenza Coronavirus e dalla pandemia che si è diffusa in tutto il mondo, è stata rappresentata dall’emergere di una serie di discorsi, dichiarazioni, post e altri tipi di condivisioni che si sono moltiplicati sul web. Tra queste condivisioni non sono mancate quelle che hanno preso in esame una realtà molto spesso falsa e oggetto di quelle che potrebbero essere semplicemente definibile come fake news. In un momento in cui governare la realtà dei social e del web non è assolutamente semplice o possibile al 100%, la disinformazione sembra aver raggiunto dei livelli molto più elevati rispetto alla norma. Per questo motivo vogliamo citarvi di quello strano legame tra il Festival di Woodstock e il Coronavirus che è stato evidenziato in recenti pubblicazioni e che ha messo a dura prova l’idea di sana informazione di cui godiamo quotidianamente.

Il post che accomuna il Festival di Woodstock al Coronavirus

Il post in questione, che vi abbiamo precedentemente citato, fa riferimento ad un confronto tra la situazione che si verificò nel 1969, in occasione del Festival di Woodstock, e quella che quotidianamente viene vissuta a causa dell’emergenza Coronavirus. Uni situazione che è stata descritta come di pari emergenza ma con delle soluzioni adottate differenti. Più nello specifico, anche autori del post hanno confrontato la realtà influenzale del 1969 e quella del 2020, stabilendo che se nel 1969 era stato addirittura possibile realizzare il Festival di Woodstock, in assenza di una qualsiasi tipo di lockdown che era stato stabilito per la popolazione, oggi non è più possibile.

In altre parole, con la disinformazione presente all’interno di un post che non calcola effettivamente quali siano le conseguenze dello stesso, si afferma come il lockdown sia una misura voluta da parte di chissà quale dei poteri forti, che hanno deciso di costringere la maggior parte della popolazione ad una quarantenne forzata all’interno della propria abitazione. Se, affermano gli autori del post, queste stesse misure ci fossero state anche nel 1969 non sarebbe stato possibile assistere al festival di Woodstock.

Le dichiarazioni degli autori del post sul Festival di Woodstock

Il post in questione, che è stato precedentemente citato, è il seguente: “Nulla è stato chiuso con la forza. Le scuole sono rimaste per lo più aperte. Anche le aziende lo facevano. Si poteva andare al cinema. Si poteva andare nei bar e nei ristoranti. Se avessimo usato i blocchi governativi allora come li usiamo adesso, Woodstock (che ha cambiato la musica per sempre e che risuona ancora oggi) non sarebbe mai successo. Quanta prosperità, cultura, tecnologia, ecc. ci stiamo perdendo in questa calamità?”.

Rispetto alla realtà fuorviante descritta nel post, la verità è tutt’altra cosa: “il festival musicale di Woodstock si è svolto mesi dopo la fine della prima stagione dell’influenza di Hong Kong negli Stati Uniti. Anche se ci sarebbe stata una seconda ondata negli Stati Uniti l’inverno successivo, è fuorviante dire che è successo ‘nel bel mezzo di una pandemia'”, come ha chiarito il Reuters Fact Check.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.