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Quella volta che un cane cantò su una canzone dei Pink Floyd

I Pink Floyd hanno scritto alcune delle pagine più importanti nel grande libro della storia del Rock. Il loro apporto sulla scena musicale contemporanea continua ad essere dei più profondi. Ad oggi, i Pink Floyd, rappresentano un punto di riferimento assoluto per gli artisti di maggior spicco sul panorama contemporaneo. I Pink Floyd si sono affermati come i principali fautori di una rivoluzione sonica fondamentale per la musica moderna, avendo cambiato per sempre il volto della musica suonata e; soprattutto, elevando ancora di più la caratura di un genere eclettico come il Rock Progressivo.

Lo slancio avanguardistico dei Pink Floyd li ha spinti, in diverse occasioni, a superare ampiamente i canoni stilistici di riferimento nel loro tempo, firmando alcune opere proiettate verso un futuro, a tutt’oggi, lontano. Ci sono state manifestazioni di estro non indifferenti da parte dei Pink Floyd che, negli anni, sono diventate un gioiello di punta ed un motivo di dibattito per i fan più devoti al gruppo, tra queste figura la volta in cui un cane “cantò” su una loro traccia.

La storia della canzone dei Pink Floyd in cui cantò un cane

Tra le varie innovazioni portate dai Pink Floyd, c’è stato l’uso corretto della tecnica del sampling. La band, infatti, ha esercitato il ruolo di pioniera della pratica, ad oggi adottata su scala ampissima, di servirsi di stralci di musica o suoni già registrati per comporre nuovi brani. Il gruppo utilizzò il sampling per l’iconica intro di Money, per Alan’s Psychedelic Breakfast e molte altre grandi tracce. Comunque, una delle idee più stravaganti dei Pink Floyd è arrivata quando Seamus, un cane molto fortunato, ebbe la possibilità di cantare su una canzone del gruppo. La traccia, prende il nome del cane ed è posta in chiusura del lato A di Meddle, del 1971.

Il cane apparteneva al frontman di Small Faces ed Humble Pie, Steve Marriot.  Ovviamente, gli addetti ai lavori non apprezzarono la traccia ma, in ogni caso, la presero fin troppo sul serio. Al riguardo, David Gilmour disse: “Le persone non si divertirono quanto lo facemmo noi nel corso della realizzazione”. L’intervento del cane sulle tracce fu, a detta dei membri stessi dei Pink Floyd, una scelta particolarmente goliardica, che il pubblico avrebbe dovuto percepire con la stessa ironia con cui il gruppo decise di metterlo in atto. Ovviamente, comunque, i Pink Floyd non avrebbero mai eseguito il pezzo dal vivo per chiare difficoltà logistiche.

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)