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Red Hot Chili Peppers: Flea ha ascoltato per la prima volta i Cannibal Corpse e la sua reazione è stata incredibile

Molto spesso, i gusti e gli apprezzamenti di rockstar e artisti possono essere piuttosto discutibili, e oggetto di controversie e polemiche di qualsiasi tipo. In altre occasioni, si è stupiti dal constatare quali siano gli ascolti tipici di un artista o di una band; in questo caso vogliamo affrontare un tema completamente differente, dettato da una tendenza che ha portato Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, a scoprire soltanto in tarda età una band come i Cannibal Corpse, avendo anche delle reazioni piuttosto incredibili dopo il primo ascolto della formazione in questione. Ecco qual è stato il suo pensiero riguardo alla band metal.

Le dichiarazioni di Flea sui Cannibal Corpse

Esprimendosi su Twitter, Flea ha fatto capire ai suoi fan di stare ascoltando per la prima volta i Cannibal Corpse, band death metal statunitense fondata nel 1988 e che ha ottenuto un grandissimo successo, vendendo oltre 2 milioni di dischi in tutto il mondo, e imponendosi come band Death Metal più celebre di sempre. Eppure, un grande artista come Flea non aveva mai avuto modo di ascoltare la formazione in questione, forse per divergenze artistiche, forse per pigrizia o per troppa attività che non gli permettesse di ascoltare altra musica che fosse differente dai suoi standard.

Ascoltando i Cannibal Corpse, Flea ha dapprima chiesto ai suoi fan, su Twitter, quale fosse per loro la canzone migliore mai pubblicata dalla band metal statunitense, successivamente si è lasciato andare a commenti piuttosto onomatopeici e emblematici, degli di un grande apprezzamento da parte dello statunitense.

Le parole di Flea sulla morte di Jack Sherman

Di recente, Flea ha avuto modo di parlare di Jack Sherman, che ha tragicamente trovato la morte; il bassista ha lasciato – su Instagram – un messaggio piuttosto commovente, che recita: “Mi ci sono volute un paio di settimane per elaborare la morte di Jack Sherman. La nostra amicizia era piuttosto complicata: abbiamo smesso di collaborare nel 1985 e le cose da allora sono state piuttosto difficili quelle rare volte in cui ci siamo incontrati. A volte lo trovavo irragionevole, ma sono certo di essermi comportato come uno stronzo odioso con lui. Questa mattina, però, ho riflettuto attentamente sulla questione e una marea di apprezzamenti mi ha inondato.”

E ancora: “Quando sono andato per la prima volta a casa sua ho notato una bandiera One Nation Under a Groove sul muro della sua camera da letto, poi ha cominciato a suonare alcune cose funk che non avevo ancora ascoltato come il pezzo dei Funkadelic ‘March to the Witch’s Castle’. Era pieno di gioia mentre la suonava e insieme sembravamo due ragazzini alle prese col funk. Ha poi interpretato la parte di chitarra del nostro brano “Mommy where’s Daddy”. Lui mi ha insegnato a mangiare sano, a seguire una dieta e a prendermi cura del mio corpo, ma soprattutto era un amico vero. Si, certo, venivamo da due mondi diversi, avevamo due modi differenti di vedere le cose e per noi è stato molto difficile relazionarci, ma l’eccitazione con cui condividevamo la musica resterà viva per sempre. Riposa in pace Jack Sherman, ti voglio bene.”

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.