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Red Hot Chili Peppers: Flea rompe il silenzio sulla morte di Jack Sherman

Qualche settimana fa ci siamo soffermati sulla morte di Jack Sherman, ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, raccontandovi del suo percorso con la rock band statunitense e dei suoi primi passi verso la musica. Oggi, invece, vogliamo soffermarci in particolar modo sulle parole del bassista Flea che, tramite un toccante post su Instagram, ha voluto ricordare il suo amico e collega Jack Sherman.

Il ricordo dei Red Hot Chili Peppers in onore di Jack Sherman

Il chitarrista Jack Sherman ha lavorato con i Red Hot durante la stesura del primo album in studio partecipando anche all’annesso tour; poi però, per divergenze artistiche, il musicista di Miami ha deciso di abbandonare la formazione di Anthony Kiedis e soci. Ciononostante il gruppo ha sempre apprezzato l’umiltà e la fedeltà di Sherman e i RHCP hanno voluto ricordarlo così:era un ragazzo speciale, unico. Gli saremo sempre grati per il suo aiuto.” Particolarmente toccante è stato il post condiviso dal bassista Flea, al secolo Michael Peter Balzary.

Il commovente messaggio di Flea

Il bassista dei Red Hot Chili Peppers ha voluto ricordare così il suo amico e collega Jack Sherman, scomparso il 18 agosto del 2020 all’età di 64 anni:

“Mi ci sono volute un paio di settimane per elaborare la morte di Jack Sherman. La nostra amicizia era piuttosto complicata: abbiamo smesso di collaborare nel 1985 e le cose da allora sono state piuttosto difficili quelle rare volte in cui ci siamo incontrati. A volte lo trovavo irragionevole, ma sono certo di essermi comportato come uno stronzo odioso con lui. Questa mattina, però, ho riflettuto attentamente sulla questione e una marea di apprezzamenti mi ha inondato.”

Il musicista di Melbourne ha poi aggiunto:

“Quando sono andato per la prima volta a casa sua ho notato una bandiera One Nation Under a Groove sul muro della sua camera da letto, poi ha cominciato a suonare alcune cose funk che non avevo ancora ascoltato come il pezzo dei Funkadelic ‘March to the Witch’s Castle’. Era pieno di gioia mentre la suonava e insieme sembravamo due ragazzini alle prese col funk. Ha poi interpretato la parte di chitarra del nostro brano “Mommy where’s Daddy”. Lui mi ha insegnato a mangiare sano, a seguire una dieta e a prendermi cura del mio corpo, ma soprattutto era un amico vero. Si, certo, venivamo da due mondi diversi, avevamo due modi differenti di vedere le cose e per noi è stato molto difficile relazionarci, ma l’eccitazione con cui condividevamo la musica resterà viva per sempre. Riposa in pace Jack Sherman, ti voglio bene.”

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It has taken me a couple of weeks to process the death of Jack Sherman. Our relationship was complicated, we stopped playing music together in 1985 and things were often fraught in the rare times we communicated since. I found him to be unreasonable sometimes, and I’m sure I behaved like an obnoxious asshole with him sometimes. This morning, in pondering him, a wave of appreciation washed over me, which is really the only truth of the matter. When I first went to his house he had a ONE NATION UNDER A GROOVE flag on his bedroom wall, and he played me funk I had never heard, like March To the Witches Castle. He was beaming with glee when he played it, and we were enrapt in the mythology of the funk like a couple of little kids. He played the most wicked guitar part on our song Mommy Where’s Daddy, a thing that influenced the way I heard rhythm forever. He taught me about diet, to eat clean and be conscious of my body. But more than anything, he was my friend. We came from very different backgrounds, had different world views, and it was hard for us to relate to one another often. But the excitement we shared over music, and the joy that bubbled up between us will last forever. Rest In Peace Sherm I love you.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)