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Roger Waters: Quella volta che denunciò i Pink Floyd

Roger Waters fu cofondatore dei Pink Floyd insieme a Syd Barrett, Richard Wright e Nick Mason. Nel corso degli anni, l’artista si è affermato sulla band come principale ideatore delle tematiche centrali degli album più famosi del gruppo, da The Dark Side Of The Moon ad Animals, passando per il suo capolavoro più evocativo, The Wall. Fu nella seconda metà degli anni ’70 che Waters cominciò ad assumere un potere decisionale sempre più forte all’interno del gruppo, diventandone il leader e perpetuando il suo ruolo di autore principale. Il bassista e paroliere dei Pink Floyd uscì dalla band nel 1985, lasciandosi alle spalle non poche controversie, pur proseguendo con una carriera solista particolarmente brillante.

Il legame tra i Pink Floyd e Roger Waters, infatti, si spezzò nella più brusca delle maniere. La frustrazione dovuta dal successo travolgente della band e dalla alienazione mentale che ne conseguì portò Waters ad alzare un muro contro i suoi compagni di band. Questa separazione emotiva, divenne tangibile nel peggiore dei modi. Dopo aver annunciato la sua dipartita, infatti, Roger Waters denunciò i Pink Floyd, accusandoli di servirsi impropriamente del nome di una band che, senza di lui, non avrebbe avuto modo di esistere. Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright, infatti, portarono avanti i progetti del gruppo, pur rimanendo orfani di Waters che, proprio per questo motivo, decise di portare i tre colleghi in tribunale.

Cosa accadde quando Roger Waters denunciò i Pink Floyd?

All’alba del Terzo Millennio, Roger Waters scese nei particolari di quanto accaduto quando denunciò i Pink Floyd, intimando i colleghi di non utilizzare il celebre nome della band. Il bassista si prestò ai microfoni della BBC per confessare i suoi torti al riguardo e rivelare la risposta di Gilmour e Mason alle sue pretese, in particolare, l’artista disse: “Mi recai da loro dicendogli che dopo essermene andato i Pink Floyd avrebbero cessato di esistere. Loro mi risposero che la mia dipartita fosse irrilevante. Quello della band era un marchio registrato con un suo valore commerciale. Li denunciai, ma avevo torto. Riconosco il mio errore, ma in fin dei conti non credo importi più ora”. Waters ritirò le accuse solo un paio d’anni dopo l’accesa diatriba, attraverso un incontro chiarificatore tra le due parti in causa.

Le controversie di natura più recente

Quello tra Roger Waters ed il marchio dei Pink Floyd continua ad essere, comunque, un rapporto abbastanza frastagliato. Sebbene la band abbia, di fatto, cessato di esistere, infatti, in un video rilasciato su Twitter nel periodo di lockdown, all’inizio del 2020, Roger Waters rivelò di sentirsi tagliato fuori dagli affari del nome del gruppo.

In particolare, il bassista disse: “Oltre un milione e mezzo di voi ha visto la mia nuova versione di Mother. Questa cosa mi ha scaldato il cuore, lo trovo fantastico. Però, la domanda mi sorge spontanea. Perché questo video non è disponibile sul sito ufficiale e sulle pagine verificate dei Pink Floyd? La risposta è chiara, niente di mio compare su quel sito perché David Gilmour ha assunto il totale potere sulle decisioni del marchio. La questione sorse a seguito di una straordinaria reinterpretazione homemade di Roger Waters del classico dei Pink Floyd, Mother, pubblicata dall’artista in rete e divenuta immediatamente virale durante il periodo di quarantena.

 

 

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