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Sex Pistols, Johnny Rotten: “Ecco quali sono gli album che mi hanno cambiato la vita”

In diverse occasioni abbiamo preso in considerazione i gusti personali di artisti, cantanti e altri membri di una formazione, al fine di comprendere quali fossero state le ispirazioni in grado di cambiare la loro carriera e il modo di approcciare alla musica in generale. Molto spesso, ciò che si osserva è che – nonostante si viva di un determinato genere musicale – le ispirazioni possono derivare da un qualsiasi tipo di ascolto, anche se sembra essere antitetico rispetto alle proprie corde. Vogliamo parlarvi, a dimostrazione di ciò, delle grandi ispirazioni artistiche di Johnny Rotten e degli album che gli hanno cambiato la vita. 

Quali sono gli album che hanno cambiato la vita di Johnny Rotten: Kinks – The Kinks (1964)

Il primo tra i prodotti discografici che Johnny Rotten ha preso in considerazione è stato Kinks, dell’omonima band, pubblicato nel 1964. Si tratta del primo album in studio della formazione, che ha caratterizzato un qualcosa di incredibilmente innovativo per il leader dei Sex Pistols.

Johnny Rotten, a proposito, si è espresso in questi termini: “Ce l’aveva il fratello maggiore di qualcuno, ricordo che era sulla Pye Records, e mio Dio, quella folle chitarra ha significato tutto per me. Ma devo stare attento a non condividere i miei gusti musicali, perché torna a tormentarti. Una volta ho detto che mi piacevano i Van der Graaf Generator e prima che me ne accorgessi sono stato accusato di averli plagiati. Forse è più sicuro affermare che mi piace Steeleye Span. Intendiamoci, una volta ho diviso un Irish coffee con loro a Vienna e li ho lasciati con il conto, quindi forse no”.

Move It! – Cliff Richard

Che nella musica e nella personalità del folle leader dei Sex Pistols non ci siano compromessi, questo sembra essere piuttosto chiaro. Qualcuno poteva aspettarsi che tra gli album che gli hanno cambiato la vita ci fosse anche Move It! di Cliff Richard? Il cantante ha dichiarato: “I miei genitori avevano una collezione fantastica. Non erano solo canzoni popolari irlandesi e fisarmoniche, c’erano i primi Beatles e anche un sacco di Cliff Richard. Il primo disco che avrei voluto comprare era “Move It!” di Cliff Richard. Era una canzone davvero bella all’epoca e lo è ancora. Early Cliff era una sorta di assemblaggio tumultuoso, e aveva delle mosse che lasciavano una buona impressione su un bambino di 5 anni”.

Pretties For You – Alice Cooper (1969)

Uno degli album su cui Johnny Rotten si è maggiormente espresso è Pretties For You di Alice Cooper. Senza cedere eccessivamente a banalizzazioni, possiamo prendere in considerazione ancora le dichiarazioni del cantante, che si è spiegato egregiamente a riguardo: “A 7 anni ho contratto la meningite. Mi ha colpito il cervello e sono entrato in coma. Ho passato un anno in ospedale, e in quel periodo la musica non ha avuto un ruolo importante. È stato molto, molto difficile riuscire a far fronte a me stesso, e ci sono voluti ben quattro anni per recuperare i miei ricordi. La musica non c’era davvero. A 10 anni, però, gestivo un servizio di mini-cabine, facevo le prenotazioni, che era il miglior lavoro di sempre. I soldi erano tantissimi, così ho iniziato a comprare musica.”

Poi ha aggiunto: “All’epoca andavo in due negozi di dischi: uno a Finsbury Park, gestito da una dolce vecchietta dai capelli bianchi, che non aveva altro che Jimi Hendrix e un dub grande, profondo, denso, scuro, era sempre pieno di giamaicani. L’altro era gestito da due tipi dai capelli lunghi e paffuti che avevano un gran gusto. È lì che ho preso “Pretties for You” di Alice Cooper. È stato molto tempo prima che diventasse popolare. Pretties for You è un ottimo esempio di pessima opera d’arte”.

The Man-Machine – Kraftwerk (1978)

Ultimo tra gli album che prendiamo in considerazione tra quelli che hanno cambiato la vita di Johnny Rotten è The Man-Machine, dei Kraftwerk. Un genere sicuramente differente rispetto a quello che ha reso grandi i Sex Pistols ma che, allo stesso modo, ha portato a una grandissima ispirazione per il cantante dalla profonda cultura artistica: “Ho incontrato uno dei membri dei Kraftwerk l’anno scorso e sono rimasto molto sorpreso: non erano per niente come li immaginavo guardando le copertine degli album. Indossavano quelle che definirei le magliette dei Beach Boys. In un modo strano e contorto dicevano che avevo un’influenza su di loro. Non ci ho creduto neanche per un secondo, ma lo accetto. Mi piaceva qualsiasi cosa di loro. Il loro modo freddo e privo di emozioni di presentare una canzone pop mi ha sempre divertito, così romanzo e così impassibile e cinico e un po’ commovente. Così in anticipo sui tempi”.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.