26 January, 2021, 08:49

System of a Down, Serj Tankian spiega il significato contorto di Chop Suey

Il frontman dei System of a DownSerj Tankian, ha raccontato alcuni particolari sulla sua esperienza insieme alla band. Quindi, la sua attenzione si è spostata verso il significato di Chop Suey, una delle canzoni più iconiche del proprio gruppo. Ecco tutto ciò che c’è da sapere, con la chance di conoscere ancora meglio la personalità di un vero artista dell’hard rock.

La scrittura laboriosa del testo di Chop Suey

Non è facile scrivere un testo destinato a rappresentare al meglio l’anima di una band. Lo sapeva anche Serj Tankian, che durante la realizzazione di Chop Suey ha avuto alcuni momenti di difficoltà. “Mentre stavo scrivendo il testo della canzone”, ha riferito Serj, Daron Malakian aveva inserito alcune frasi per il ritornello e altri pezzi. Io mi stavo occupando della strofa e di tutto il resto. Ad un certo punto, mentre eravamo in studio, ci eravamo bloccati su una determinata sezione”. Fu così che intervenne il manager dei System of a DownRick Rubin, che invitò Serj e Daron ad andare a pranzo insieme e prendersi una piccola pausa.

Come è nata la parte dedicata al suicidio ipocrita

Ed ecco che il trio si impegnò per risolvere una situazione particolare. “Siamo andati a casa di Rick. Lui aveva una biblioteca bellissima, molto ben fornita. Mi invitò ad usare il mio intuito e a scegliere un libro a caso. Ho aperto ad una pagina qualsiasi e ho messo il dito”. Gli uscì una frase piuttosto eloquente: “padre nelle tue mani lodo il mio spirito”. Era chiaro che quel pensiero si riferisse in maniera diretta ad un passo della Bibbia. Serj Tankian trasse ispirazione da tutto questo e iniziò a pensare all’inserimento del cosiddetto suicidio ipocrita nella nuova canzone dei System of a Down“È come se l’universo avesse scritto il testo per me, è stato davvero bellissimo!”, ha aggiunto Tankian.

Il rapporto di Tankian con i membri dei System of a Down

Com’è il rapporto di Serj Tankian con i suoi colleghi dei System of a Down? In tanti anni di carriera insieme, si crea un feeling difficile da cancellare. “Abbiamo massimo rispetto tra di noi, come veri amici. Grazie a questo riusciamo ad andare in tour, uscire e cenare tutti insieme. Siamo una vera famiglia, ci visitiamo a vicenda, i nostri figli giocano insieme. Il mio batterista è mio cognato. Non posso sfuggire a questo gruppo! Tutto dipende dal punto di vista con il quale vedi le cose e ti accorgi di quanto i System of a Down possano significare per te. Niente ci ha impedito di andare avanti, di fare cose belle per la nostra agente. Il segreto del nostro successo è proprio questo”, così ha concluso l’intervista il noto cantante di origini armene.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)