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The Final Cut, l’album che portò alla rottura dei Pink Floyd

The Final Cut ha definitivamente chiuso i Pink Floyd, almeno nella loro formazione classica. ll leader Roger Waters – per il quale il gruppo era diventato da poco poco più che uno pseudonimo – aveva deciso ormai di andarsene già durante la gestazione dell’album. Ma che tipo di album è The Final Cut? Il risultato è essenzialmente un album solista di Roger Waters ed è un risultato superlativo. Nonostante sia stato un album a più riprese negato e rinnegato, non si può negare che qui Waters ha trovato finalmente la sua attenzione e con essa una nuova umanità. Andiamo così a vedere e analizzare l’album che portò alla rottura dei Pink Floyd.

I problem di “The Final Cut”

Nel disco il coinvolgimento di Gilmour e Mason è ridotto davvero al minimo e il contributo di Richard Wright, il tastierista, è nullo. Ma perché? Semplice, Roger Waters lo aveva sostanzialmente allontanato dal gruppo. Secondo il bassista, il tastierista del gruppo non si impegnava abbastanza, era spesso distratto, non sembrava essere sufficientemente concentrato. Di conseguenza i pezzi assumono dei toni molto più profondi e l’influenza di strumenti elettronici è molto meno presente rispetto ai precedenti dischi. Stavolta ci sono pianoforti, armonium e archi veri e propri, non elettronici.

La genesi del disco dei Pink Floyd

The Final Cut era iniziato come una espansione della colonna sonora della versione cinematografica di The Wall, con alcune nuove canzoni. Oltre al film di Alan Parker (che fu un flop rispetto alle previsioni), il disco nasce anche da un altro fatto. Al tempo il Primo Ministro inglese Margaret Thatcher, infastidita dalle vicende della situazione argentina, mandò truppe britanniche per combattere e morire per le Isole Falkland. Tutto ciò suscitò in Waters un’epifania artistica unendo un’ossessione che aveva già da anni: la morte di suo padre nella battaglia di Anzio nel 1944. Quindi, in The Final Cut, tutto è imperniato sull’incapacità di un bambino di accettare la perdita del padre e il rifiuto di Roger di accettare le politiche di morte che decimano le persone.

Il massimo storico

Quando sono iniziate le sessioni di registrazione per The Final Cut dei Pink Floyd, le tensioni tra i compagni di band stavano raggiungendo il massimo storico. Il progetto doveva essere intitolato Spare Bricks e includeva, come suddetto, le canzoni rimaste fuori dal precedente album della band, The Wall. Questa scelta sconvolse e non poco David Gilmour il quale non capiva perché le canzoni ora andassero bene, mentre prima durante The Wall non erano abbastanza buone. A peggiorare le cose, Waters era diventato un egocentrico e si era rifiutato di ascoltare i suggerimenti di Gilmour e del batterista Nick Mason. Molto del suono tipico dei Pink Floyd era svanito.

Un veri album solista di Waters?

Alla fine, Roger Waters avrebbe lasciato la band per perseguire una carriera da solista. Poco dopo l’uscita (nonostante una brillante recensione a cinque stelle di Kurt Loder su Rolling Stone), l’album fu meno considerato di altri. Noi ovviamente vi invitiamo ad ascoltarlo non tanto come se fosse un album solista di Roger Waters, come effettivamente è, ma di inserirlo nella cornice dei Pink Floyd. Scoprirete non l’album che causò la rottura dei Pink Floyd, ma uno splendido disco.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.