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The Piper at the Gates of Rock: le 5 migliori canzoni di Syd Barrett

Prima che i Pink Floyd conquistassero il mondo del rock con album leggendari come The Dark Side of The Moon e The Wall, era lo stile psichedelico a dominare la composizione dei loro dischi. Era l’eclettico e capellone Syd Barrett a guidare la formazione londinese. Cantante, cantautore e chitarrista, Barrett, purtroppo, permise alle droghe di sostituirsi ai suoi impulsi creativi. Tuttavia, fu proprio lui il genio visionario che permise ai Pink Floyd di decollare, grazie alla vasta gamma di suoni e stili a tratti schizofrenici, proprio come la sua mente.

Syd Barrett cominciò a diventare estremamente inaffidabile durante le registrazioni del secondo album della band, A Saucerful of Secrets. La sua discesa verso l’inferno dell’infermità mentale, aiutata in parte dal pesante consumo di LSD, diede le fondamenta per Wish You Were Here, il capolavoro dei Pink Floyd datato 1975Barrett morì a 60 anni il 7 luglio del 2006 a causa di un tumore al pancreas. In suo onore abbiamo deciso di parlare di quelle che, secondo il nostro giudizio, sono le 5 migliori canzoni di Syd Barrett.

Le 5 migliori canzoni di Syd Barrett: Astronomy Domine

Traccia di apertura dell’album di debutto del 1967 dei Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn, Astronomy Domine è una cascata di nomi e caratteristiche dei pianeti facenti parte del nostro sistema solare, che volano sul ritmo psichedelico della canzone come delle stelle cadenti.

Un viaggio nell’universo presentato da Syd Barrett. Questo pezzo, negli anni a venire, rimase un cavallo di battaglia nei concerti della band, e venne incluso anche nei concerti da solista di David Gilmour.

Le 5 migliori canzoni di Syd Barrett: Octopus

Una delle canzoni più intraducibili di sempre. Octopus fu uno dei primi brani che Syd Barrett scrivette dopo l’abbandono dei Pink Floyd. Tuttavia, i suoi problemi psichici e il suo pesante abuso di droghe ritardarono il debutto del suo primo album da solista.

Octopus precedette l’uscita di The Madcap Laughs, del 1970, di un paio di mesi, e fu subito chiaro a tutti che la mente di Barrett era una landa veramente insolita…

Le 5 migliori canzoni di Syd Barrett: See Emily Play

Il secondo singolo dei Pink Floyd venne tirato in causa diverse volte, specialmente da David Gilmour, al momento in cui la malattia mentale di Syd Barrett entrò in rotta di collisione con il suo frequente uso di droghe.

See Emily Play fu il primo brano della band inglese a contenere il loro iconico coro. Breve, ma intenso, perché la canzone venne esclusa in fretta dalle scalette dei concerti per dar spazio ai nuovi suoni psichedelici.

Le 5 migliori canzoni di Syd Barrett: Lucifer Sam

Torniamo a The Piper at the Gates of Dawn. Lucifer Sam è una delle canzoni che segnò maggiormente l’era psichedelica dei Pink Floyd.

Un pezzo dal carattere lunatico, inizia con l’eco di un riff di chitarra, che sembra andare a scemare in un luogo tra le avventure di James Bond e l’inferno, e continua cavalcando l’onda di un ritmo surf rock. Non è molto chiaro a chi si riferisca Barrett con Lucifer Sam, ma sembrerebbe essere o un gatto, o Jenny, citata più volte nel testo.

Le 5 migliori canzoni di Syd Barrett: Arnold Layne

British e pungente, il singolo di debutto dei Pink Floyd Arnold Lane è ben lontano dai suoni extraterrestri di tracce come Astronomy Domine e Interstellar Overdrive. La canzone parla di un travestito, Arnold Layne, il quale aveva un hobby molto inusuale: rubare i vestiti e la biancheria intima da donna appesi sui fili del bucato.

Stando a quanto disse Roger Waters, il testo era basato su una storia, o per meglio dire, persona realmente esistita. Arnold Layne esistette davvero, ma il vero nome di questo singolare individuo non si seppe mai.

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Rebecca Buzzetti, classe 1996. Diplomata come creatrice d'abbigliamento da donna, studentessa di giornalismo. Da sempre appassionata di musica, in particolare rock, arte, sport (soprattutto hockey), letteratura, disegno e scrittura. Persona estremamente ironica, aspirante giornalista e scrittrice. (rebecca.buzzetti@gmail.com; Instagram: @rebiush)