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The Smiths, Quella canzone accusata di razzismo

Gli Smiths sono tra le band più amate dell’indie rock, ne hanno sicuramente gettato le basi. Morrissey e Johnny Marr con il loro sodalizio, purtroppo interrotto improvvisamente, hanno composto alcune tra le canzoni più belle di sempre. Sappiamo tutti che gli Smiths non hanno mai esitato a protestare contro la società e contro le ingiustizie. Essendosi esposti molto spesso, sono stati anche al centro di diverse polemiche. Morrissey soprattutto è sempre stato un personaggio controverso che ancora oggi scandalizza per certe sue dichiarazioni, specie sugli altri colleghi. Ci fu un momento in cui una loro canzone venne accusata di razzismo. Vediamo cosa avvenne.

Panic, capolavoro degli Smiths

Panic è un singolo degli Smiths che non è inserito in nessun album effettivamente. Venne pubblicato il 21 luglio del 1986 dalla Rough Trade ed ebbe un enorme successo. È una delle canzoni più conosciute della band. A renderla un capolavoro è sicuramente la sfrontatezza del testo: senza mezzi termini, come è tipico di Morrissey, viene condannata la musica pop in particolare. È un invito a tutti a ribellarsi contro una musica che “non conta nulla”.

Panic on the streets of London
Panic on the streets of Birmingham
I wonder to myself
Could life ever be sane again?
The leeds side-streets that you slip down
I wonder to myself
Hopes may rise on the grasmere
But honey pie, you’re not safe here
So you run down
To the safety of the town
But there’s panic on the streets of Carlisle.

Le accuse di razzismo

Per quanto possa essere offensiva nei confronti degli artisti di genere pop, ciò che rese perplessi i critici non fu solo questo. Certo, il testo non è per niente generoso nei confronti dei dj, riguardo ai quali si dice addirittura di impiccarli e bruciare le discoteche, ma ciò che preoccupò fu il riferimento al black pop. La critica non sembrava mossa nei confronti di un genere musicale, quindi, ma contro cantanti con un certo colore della pelle. Naturalmente, la band ha sempre smentito, anche perché nel testo non c’è nulla che possa riferirsi al black pop. In particolar modo Johnny Marr in una intervista a NME dichiarò:

A coloro che si erano offesi per quel ‘burn down the disco incluso nel testo, direi di mostrami quali sono i componenti di colore dei New Order! Per me, personalmente, i New Order fanno grande disco-music, ma non ci sono persone di colore nel gruppo. Il punto è che non si può solo scambiare le parole black e disco, o le frasi black music e disco-music. Non ha senso”. 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)