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L’ultima intervista di Janis Joplin: il ricordo della stella del soul

Il nome di Janis Joplin irrompe nel cuore di ogni ascoltatore come, le sue composizioni profonde e struggenti inondano gli animi. Con la sua morte, Janis porta con sé pezzi di storia impossibili da replicare, colmi di emozione, sacrificio e dedicazione, madidi di un alone di distruzione lisergica che ha, inevitabilmente, portato al tramonto della stella più brillante del firmamento.Dick Cavett ricorda i momenti che hanno scandito l’ultima intervista di Janis Joplin, in un encomio melanconico in cui traspaiono mancanza e rifiuto tipici di chi, come lui, ha perso un pezzo di cuore, per parafrasare il più grande successo di Janis, dopo la morte dell’anima del soul.

Le parole di Dick Cavett in memoria di Janis

Cavett espone, in un primo momento, il suo rammarico nello scoprire la prematura morte di Janis, spiegando come sia stato desolante il fatto che il ritrovamento del corpo senza vita della cantante nella camera d’albergo del Landmark Hotel di Los Angeles sia avvenuto 2 mesi dopo l’intervista che, ricordiamo essere avvenuta il 3 agosto del 1970.

“Quella mattina ero in cucina e, mentre ascoltavo le prime notizie in radio, percepii il forte presentimento che Janis fosse morta,è stato uno shock”, sono queste le esatte parole del conduttore televisivo prima di mandare in onda l’intervista.

I punti salienti dell’intervista

L’intervista si svolge in un clima caldo e confidenziale con Cavett che esordisce dicendo “che piacere vederti, mio piccolo usignolo” delineando tratti accoglienti e conformi allo stile umile e colloquiale recondito nell’indole della Joplin.

Proseguendo con l’intervista,infatti, Janis ammette di non sentirsi mai realmente a suo agio con la stampa a causa dei fraintendimenti che nascevano a fronte dei colloqui coi giornalisti. L’intervista, di per sé, non presenta grandi rivelazioni sulla carriera di Janis o sui progetti futuri tristemente stroncati della cantante; si tratta, infatti, di una conversazione semplice e dall’atmosfera accogliente e amichevole che percorre aspetti quotidiani e informali.

Percepiamo con estrema facilità come Janis fosse rilassata nel trattare le tematiche proposte da Cavett, in un’ampia conversazione sugli sport, quanto sul rapporto di Janis con le rivolte tipiche dei concerti dell’epoca e sul suo modo di vedere la vita, parafrasando, in particolare, il fatto che, a bordo della sua limousine, lei preferisse sedersi sul sedile davanti, insieme all’autista John Fisher, solo per vedere chi,come lei, si spostasse sulla strada.

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)