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Jim Morrison: quella volta che i Doors tentarono di rimpiazzarlo

Ormai è risaputo: quando un gruppo rimane orfano del proprio frontman è difficile capire quale strada prendere. Sciogliersi? Ritentare con un altro vocalist? Queste scelte sono, quasi sempre, molto difficili da prendere. Lo possono confermare i Queen, che solo di recente si sono riuniti grazie alla partecipazione di Adam Lambert alla voce, dando origine ai “Queen + Adam Lambert”. E, soprattutto, lo possono confermare i Nirvana. Dopo la morte dell’iconico Kurt Cobain, avvenuta l’8 aprile del 1994, Dave Grohl e Krist Novoselic decisero di interrompere immediatamente il progetto “Nirvana”. Insomma, in pratica c’è chi sceglie di sostituire il  proprio leader, cercando qualcuno che possa sostenerne l’eredita e chi, invece, proprio non riesce a proseguire con un membro in meno. Ci sono poi i Doors. La rock band statunitense non solo provò a sostituire Jim Morrison dopo la sua morte, ma tentò di rimpiazzarlo anche quando era in vita.

L’album L.A Woman, l’ultimo lavoro con Jim Morrison

Era il 1971 e i Doors pubblicarono “L.A. Woman”, l’ultimo lavoro con Jim Morrison. Le registrazioni del disco, iniziate un anno prima, si erano protratte fino al completamento dell’opera. Morrison, dopo aver assolto ogni obbligo discografico, decise di dare un taglio ad ogni vincolo contrattuale: assieme alla compagna Pamela si trasferisce prima in Marocco e poi a Parigi.

Ora vi sembrerà incredibile, ma si è così: i Doors provarono a sostituire Jim Morrison, il Re Lucertola, il poeta James Douglas Morrison. Il cantautore di Melbourne in quel periodo era in uno di quei suoi classici momenti no. Quei momenti in cui la sua personalità carismatica e trascinante veniva letteralmente risucchiata dal suo alter ego alcolizzato, sociopatico e auto-distruttivo. Non riusciva ad esibirsi dal vivo, era sempre ubriaco, spossato, incapace di ricordare i testi delle canzoni e perfino di reggersi in piedi.

Dopo tante e tante ‘ultime occasioni’, i Doors iniziarono a pensare seriamente di proseguire senza il Re Lucertola. Alla fine non fecero nemmeno in tempo a prendere questa difficile decisione: Jim Morrison morì quello stesso anno, il 31 Luglio del 1971.

Il post Morrison e i Doors of the 21st Century

Solo pochi mesi dopo la morte di Jim, gli altri membri della band si ritrovarono in studio per registrare il successore di L.A. Woman. Provarono, inizialmente, a rifiorire dalle ceneri con Iggy Pop, ma a nulla valsero tali sforzi.

Una soluzione arrivò, alla fine, nel 2001. Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore parteciparono alla serie televisiva “VH1: Storytellers”. Tra i cantanti in gara spiccavano: Ian Astbury dei The Cult, Scott Strapp dei Creed e Scott Weiland degli Stone Temple Pilots. In una serata piena di emozioni, costruita intorno a grandi musicisti, in molti fecero bella figura, ma uno solo la spuntò: Ian Astbury. Il cantante inglese, più e più volte, era stato accostato a Morrison per la sua vocalità e le sue movenze.

Dopo aver licenziato anche Densmore, che insisteva per coinvolgere Eddie Vedder nel progetto, Manzarek e Krieger proseguirono con Ian Astbury e l’ex Police Stewart Copeland. Nel 2002 fondarono i Doors of the 21st Century, un supergruppo dalle grandi potenzialità… ma lontano anni luce dai “Doors” di Jim Morrison.

Alla fine, tempo dopo, arrivò anche la rivincita del povero Densmore. Insieme alla famiglia Morrison l’uomo intentò causa contro band, per uso indebito della parola “The Doors”.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)