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Un nuovo studio rivela: “ecco quali sono le giuste dosi giornaliere di musica da dover assumere per vivere meglio”

La musica rock, sin dagli albori, è sempre stata oggetto di critica e disappunto. Questo genere, diversamente da ciò che si potrebbe pensare, non sempre è stato apprezzato dalla critica e dal pubblico in generale. La disapprovazione ha interessato artisti, gruppi e canzoni specifiche, passando per un genere che più volte è stato ritenuto responsabile di omicidi e altri crimini. Frequentemente abbiamo assistito a tentativi di intralcio da parte di giornalisti ed emittenti televisive: la scienza, tuttavia, molte volte è arrivata in nostro soccorso, smentendo subito queste insensate accuse.

Lo studio condotto dalla British Academy of Sound Therapy sui benefici creati dalla musica

Dopo un recente studio scientifico, condotto dalla British Academy of Sound Therapy e commissionato dal servizio musicale in streaming Deezer, sono emersi nuovi benefici creati dalla musica. L’analisi ha evidenziato le giuste quantità giornaliere di musica da dover assumere per vivere al meglio: circa 78 minuti al giorno. Importante è, secondo lo studio, suddividere al meglio questa dose giornaliera, creando una giusta miscela tra musica rilassante, allegra, triste e motivante.

 

Per un giusto beneficio bisognerebbe suddividere i 78 minuti giornalieri in questo modo:

14 minuti per la musica allegra

16 minuti per la quella rilassante

16 minuti per quella motivazionale

15 minuti per quella che combatte la tristezza

17 minuti per quella che aiuta a gestire la rabbia

I benefici e i vantaggi sono tanti e interessano soprattutto il cuore e il cervello: seguite questa “dieta musicale” e il vostro corpo ve ne sarà grato per sempre.

George Gershwin: ” potremmo definire la musica come una scienza delle emozioni”

La musica ha accompagnato, passo dopo passo, l’essere umano nel suo cammino verso l’evoluzione e, così come cibo sesso e droghe, rilascia dopamina nel nostro cervello. Il picco di dopamina, tuttavia, si ha solo nell’eventualità in cui ci sia un apprezzamento del brano ascoltato e, al contrario, non si registra se il brano lascia l’ascoltatore indifferente. Insomma, più forte è la risposta emotiva, più dopamina verrà rilasciata. Insomma, per dirlo con le parole del compositore statunitense George Gershwin, “potremmo definire la musica come una scienza delle emozioni”. 

È chiaro, ormai, che gli essere umani utilizzano la musica per sollecitare le emozioni: nella maggior parte dei casi (circa il 90 per cento) per rilassarsi o per superare un momento di debolezza. Per circa il 28 per cento, invece, la musica rock è un sostegno per gestire meglio la rabbia. E, inoltre, ‘Highway To Hell’ degli AC\DC, risulterebbe il brano migliore per affrontare questi momenti di ira.

Il dualismo musica-salute, perno centrale della Music Therapy

Un altro aspetto molto interessante è il dualismo musica-salute, perno centrale della Music Therapy. La musicoterapia, infatti, si serve della musica per intervenire a livello educativo, riabilitativo e terapeutico. E, talvolta, per recuperare o migliorare le funzioni cognitive, emozionali e sociali.

La musica non è altro che la colonna sonora della nostra vita: è un’arte che reca piacere, che stimola i ricordi e che ci permettere di far emergere le nostre emozioni. Ciò che a noi appare come una cosa semplice e naturale e, in realtà, un processo fatto di meccanismi complessi e sorprendenti.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)