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The Who, dichiarazioni shock di Pete Townshend sui suoi ex compagni di band

Gli Who hanno scritto pagine indelebili nella storia della musica rock britannica e mondiale. Il gruppo, inizialmente formato da Pete Townshend, Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon, ha raggiunto l’apice del successo nel 1965 con l’album “My Generation”. Il disco d’esordio della band risultò a dir poco grandioso e il suo brano omonimo è diventato col tempo un vero e proprio inno generazionale ed un grido di battaglia.

Pete Townshend: “Grazie a Dio Moon e Entwistle non ci sono più”

Gli unici membri del gruppo rimasti in vita sono Roger Daltrey e Pete Townshend e, quest’ultimo, ha fatto recentemente delle dichiarazioni decisamente fuori luogo, prive di sensibilità e rispetto. Il leader degli Who, in una recente intervista per Rolling Stone, si è soffermato sul rapporto altalenante con i suoi ex compagni di band Keith Moon e John Entwistle. Il musicista si è lasciato scappare un commento non esattamente elegante: “Non me ne vogliano tutti i fan degli Who, ma grazie a Dio se ne sono andati per sempre. Creare della buona musica con loro era diventato impossibile.”

Parole assolutamente senza senso, rivolte ai suoi due ex colleghi morti rispettivamente nel 1978 (Moon morì nel sonno dopo aver ingerito massicce quantità di pastiglie di clometiazolo) e nel 2002 (Entwistle dipartì a causa di un infarto dovuto all’uso di cocaina).

Secondo il chitarrista 74enne era lui il vero collante degli Who, colui che grazie alla disciplina e ad una giusta educazione musicale teneva unito il gruppo: “è solo grazie a me e alla mia efficienza come musicista se gli Who sono rimasti uniti. Gli altri, infatti, non sono mai riusciti a crearsi delle proprie band.”

Le critiche nei confronti dei suoi ex compagni di band

Townsend, poi, come se non fosse abbastanza, ha iniziato a criticare le qualità dei due sue ex compagni di band. “Il basso di Entwistle suonava come un organo di Olivier Messiaen: ogni nota ed ogni armonia era portata alle stelle. Quando morì e feci il primo spettacolo senza di lui con Pino Palladino al basso, tutta quella roba sparì. La prima cosa che pensai fu: “wow magnifico, ho un lavoro adesso.” Ha sentenziato Pete, aggiungendo: “Con Keith forse era anche peggio: dovevo tenere io il tempo per lui perché non ne era capace. Così, quando se n’è andato, ho pensato ‘ecco, ora non dovrò più preoccuparmi di tenere il tempo’.”

Inutile precisare che Keith Moon e John Entwistle sono considerati, ancora oggi, dei veri e propri maestri del loro strumento. Il leader degli Who, alla fine, ha anche ammesso di non essere più influenzato dalla morte (e si vede!). Oltre ai suoi due colleghi, Pete ha perso in pochissimo tempo anche i genitori: “Certe cose non mi fanno più effetto. La morte non ha più alcuna influenza su di me. Ho visto morire i miei genitori e ho visto soffrire Keith su un letto d’ospedale e, alla fine, ho pensato ‘fanculo tutto’.“

Pete Townshend, ad ogni modo, è un musicista che ha sofferto molto e che ha tramutato questa sua sofferenza in arte. Da piccolo fu abbandonato dalla madre e costretto a vivere con una nonna mentalmente instabile, a 11 anni invece fu abusato sessualmente. La sua non è stata una vita facile e, oggi, è ancora lì a fissare le sue cicatrici.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)