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Com’è nato il disco in vinile? Storia di un’icona intramontabile

Fino agli inizi degli anni ’90 del Novecento, il disco in vinile ha dominato la scena musicale. Si trattava di un metodo di riproduzione meraviglioso e pulito al quale era facilmente accostabile un rituale elegante e particolarmente rilassante. Acquistare un disco, pulirlo e poggiarlo delicatamente sul giradischi fa da sempre parte di un atto quasi apotropaico d’estremo piacere. Il disco, in quanto tale, venne introdotto ad uso commerciale nel 1895. I primi dischi erano chiamati 78 giri. Questa denominazione deriva dal numero di giri compiuti dal disco stesso in un minuto. Larghi 30 centimetri e pesanti circa 360 grammi, i 78 giri si distinguevano principalmente dai più moderni 33 e 45 giri dallo spessore dei solchi nei quali girava la puntina, maggiore quasi del triplo.

I dischi venivano realizzati in gommalacca. Un materiale peculiarmente fragile la cui conformazione conferiva ai dischi un effetto fruscio. Inizialmente, i 78 giri venivano solcati su una sola facciata; negli anni successivi, la Columbia cominciò a produrre dischi leggibili in entrambe le direzioni, i cosiddetti “Columbia Double Disc Record”.

Con l’introduzione del PVC, più durevole e resistente, aumentò la durata dei dischi grazie alla presenza di solchi di dimensioni ridotte. Il primo Long Playing o 33 giri fu realizzato negli Stati Uniti dalla Columbia Records.È il 21 giugno del 1948 quando l’industria del disco esplode e viene definitivamente rivoluzionata. I Long Playing presentano una qualità maggiore, fino ad allora inimmaginabile. Diventano subito un oggetto del desiderio per i collezionisti di tutto il mondo grazie, soprattutto, all’enorme vantaggio economico riscontrato sia dai produttori che dai consumatori. Il primo vinile 33 giri fu il concerto per violino in mi minore di Mendelssohn.

La nascita del 45 giri: il punto d’incontro tra passato e futuro

È il 31 marzo del 1949 quando la RCA lancia il primo disco in formato 45 giri. Il nome di questo formato risulta dalla sottrazione settantotto meno trentatre. La stessa denominazione, quindi, ci suggerisce che il disco sarebbe stato una via di mezzo tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il 45 giri monosolco nasce dall’idea di creare un format prettamente promozionale da proporre ai consumatori. All’epoca l’idea di album era diversa dall’immaginario collettivo fornitoci nel presente. Al tempo quando si parlava di album, s’intendeva una raccolta di dischi 45 giri legati da un filo conduttore.

In linea di massima, il materiale dei dischi gli conferisce un caratteristico colore nero. Negli anni, però si sono susseguite diverse rivisitazioni, edizioni limitate o speciali in formato 45 giri raffiguranti meravigliose illustrazioni o colorazioni particolarmente sgargianti. Nonostante i 45 giri in edizione limitata siano, ad oggi, oggetti fortemente agognati dai collezionisti più accaniti, la concezione di vinile colorato ebbe luogo, per la prima volta, nel 1946. Ad opera di un giovane imprenditore di Detroit, Tom Saffady che sperimentò con le illustrazioni su dischi in formato 78 giri.

Dal grammofono al Jukebox, i diversi modi di riprodurre la musica

Nel 1877, il francese Charles Cros inventò il primo grammofono, anche detto fonografo. Il primo apparecchio a cilindri realmente funzionante fu inventato circa 8 mesi dopo dall’americano Thomas Alva Edison. Nel 1888, Emile Berliner, statunitense, concepì il primo disco orizzontale come supporto audio da sfruttare nei giocattoli parlanti.

L’evoluzione del disco e la sempre crescente domanda di mercato, portarono ad un’evoluzione radicale dei sistemi di riproduzione musicale. Il multiphone di John C. Dunton, rappresenta la prima forma rudimentale di Jukebox. Concepito come dispositivo per la riproduzione musicale in pubblico. L‘Automatic Musical Instruments produsse su larga scala il primo Jukebox completamente elettronico. Il secondo Dopoguerra vide la creazione dei modelli più moderni per la riproduzione dei dischi da parte della Wurlitzer.

 

 

 

 

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