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Linkin Park: Le cinque canzoni più belle della band statunitense

La lotta interiore di Chester Bennington con i suoi demoni è stata la chiave che ha aperto il mondo nei confronti dei Linkin Park, rendendoli uno dei gruppi più influenti nella storia del Rock e del Metal. L’apporto emotivo di ogni singolo componente della band all’interno della loro opera è inimmaginabile e si percepisce costantemente ad ogni ascolto. I Linkin Park hanno sempre trattato temi forti come sofferenza e frustrazione rendendo, la morte di Chester un evento tragico e, ancora oggi, shockante. La musica ha perso una delle voci più emotivamente eloquenti che abbia mai incrociato i suoi passi d’infinita grazia.

La discografia dei Linkin Park rappresenta una richiesta d’aiuto, un grido di dolore a pieni polmoni, il culmine di una tempesta d’emozioni. Impossibile non pensare ai milioni di giovani che, negli anni, si sono appassionati alla forza con cui Chester e la sua band esternavano il dolore, talvolta straziante che, da sempre, li ha accomunati. L’opera dei Linkin Park è costellata di capolavori; nonostante alcuni siano finiti nell’ombra dei manifesti tipici della band e della generazione che rappresentava. In questa classifica analizziamo lo spettro emotivo di alcuni di questi brani, encomiandone la sincerità con cui le tematiche vengono trattate.

5) One Step Closer (2000)

Declamare la condizione estrema di Burn-out dettata dallo stress. Millantare il limite delle proprie possibilità alla ricerca di uno sfogo quasi spasmodico, a metà tra la minaccia e la fragilità più cruda. Scratch e chitarre pesanti spiegate, percussioni pesanti ed un testo emotivamente incisivo con il quale delineare la propria posizione, a metà tra lo scream più ruggente e rabbioso ed il rap più rivoluzionario che rimarca il labile confine tra il tramonto del secolo ‘900 e l’inizio del Terzo Millennio, con tutte le inferenze esterne che ne concernono, sia in termini musicali che culturali. Con One Step Closer, i Linkin Park tendono a definire il sound iconico con il quale il gruppo ha dominato il mondo per anni.

4) What I’ve Done (2007)

Chester affronta vulnerabilità, perdizione e disperazione sulle note sinistre ed esasperate dell’iconico Riff di pianoforte sul quale si erge, imponente, What I’Ve Done. Con Minutes To Midnight, i Linkin Park cercano di allontanarsi dalle radici Nu Metal con cui, fino ad allora, erano stati stigmatizzati, alla ricerca di un sound melodico quanto forte, nel quale la voce di Bennington potesse essere messa in primo piano rispetto ai mixing complessi ed articolati con cui la band alternava parti in rima, canto distorto e ritornelli melodici.

3) Papercut (2001)

Papercut racchiude magistralmente tutte le sfumature del sound emblematico dei Linkin Park. Alternare sezioni puramente Hard Rock con sezioni Hardcore/Hip Hop ha reso la band il manifesto giovanile degli anni 2000. Il brano d’apertura di Hybrid Theory è incendiario, esprime perfettamente ciò che la band vuole esprimere, pressioni, paranoia ed oblio che esplodono prorompenti in ogni singola nota del brano.

2) Somewhere I Belong (2003)

Somewhere I Belong è il tentativo dei Linkin Park di trovare una ragione nel dolore, di ricercare uno spiraglio di luce dopo un periodo di desolazione particolarmente distruttivo. Un monito alla fiducia e all’ottimismo che, nei momenti bui ,sembra mancare; senza riuscire mai a concedere un momento di leggerezza grazie al quale, poter risollevare lo spirito dalle fatiche della vita.

1) Crawling (2001)

“Io sono la causa dei miei mali”. Attraverso Crawling, Chester Bennington si assume le responsabilità delle proprie mancanze nei confronti di sé stesso. Claustrofobica e lacerante, la sua voce si abbatte come una Spada di Damocle sulle sue stesse lacune. Una punizione auto-inflitta nei confronti della lascivia nei confronti della propria individualità. Crawling rappresenta uno dei punti più alti della carriera dei Linkin Park, grazie ad una strumentale che accompagna magistralmente le turbe emotive lancinanti che traspaiono attraverso la potentissima voce con cui Chester interpreta la canzone.

 

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