22 settembre 2021 16:51 mercoledì

Elvis Presley, le 5 canzoni più tristi del re del rock’n’roll

Elvis Presley è sicuramente uno degli artisti più influenti della storia moderna e contemporanea. La sua popolarità si più constatare sia in termini di critica, che di apprezzamento, che di vendite. È infatti l’artista solista ad aver venduto più dischi in assoluto: più di un miliardo. Ovviamente la sua produzione non si è limitata al rock’n’roll, espandendosi in moltissimi generi: gospel, country, blues, funk, folk, pop, registrando più di 600 canzoni. Alcune di queste spiccano per la tristezza del loro contenuto. Vediamo dunque cinque dei brani più tristi registrati da Elvis Presley.

“Heartbreak Hotel” – 1956

“Heartbreak Hotel” è il primo singolo che Elvis pubblicò dopo essere passato dalla Sun Record, la piccola etichetta di Memphis che lo aveva scoperto, alla RCA. Si tratta inoltre del primo 45 giri di Presley a vincere il disco d’oro, nel 1956. Per quanto riguarda questo brano, l’aspetto più triste è in realtà l’elemento che lo ispirò. I compositori Mae Axton e Tommy Durden infatti la scrissero dopo aver letto sul giornale che un ragazzo che si era suicidato aveva lasciato un biglietto con scritto: “Cammino per una strada solitaria”. Sarà appunto Lonely Street la via in cui nel brano è collocato l’Heartbreak Hotel.

“Don’t Cry Daddy” – 1969

“Don’t Cry Daddy” è un brano che raconta di una storia commovente, ossia quella di un figlio rimasto orfano di madre che cerca di consolare il padre vedovo. Quest’ultimo infatti parrebbe essere caduto in una situazione di forte depressione a seguito del tragico evento, dichiarando di volersi arrendere ( “I Think of giving up”). Il figlio per cui lo esorta a non piangere, dicendo che insieme una nuova mamma per lui e per il fratello Tommy. Si può in qualche modo vedere il brano come un riferimento agli eventi del 1958, anno in cui la madre del cantante, Gladys, morì a soli 46 anni, devastando sia Elvis che suo padre Vernon.

“In The Ghetto” – 1969

Nel corso della sua carriera Elvis Presley non registrò non registrò moltissime canzoni a sfondo sociale, ma quando lo fece i risultati furono straordinari. È questo il caso di “In The Ghetto”, pubblicata nel 1969. Il brano tratta della tragica vita di un bambino nato nella povertà del ghetto di Chicago, cresciuto in povertà e nell’indifferenza della società circostante che non fa nulla per aiutarlo. Diventato per sopravvivenza un piccolo criminale, un giorno compra una pistola, ruba una macchina, ma non va lontano ( He buys a gun, steals a car, Tries to run, but he don’t get far”). Infatti viene colpito da un colpo di arma da fuoco, morendo sulla strada, mentre la gente si raccoglie incuriosita intorno a lui.  In quello stesso momento un altro bambino nasce nel ghetto ( As her young man dies, on a cold and gray Chicago mornin’, another little baby child is born in the ghetto”).

Questo elemento sta a rappresentare il sistema vizioso che continua ad andare avanti in quel tipo di ambiente e da cui, purtroppo ancora oggi, è per spesso difficile uscire. Il titolo originale era infatti “The Vicious Circle”, “Il Circolo Vizioso”. Elvis si dedicò con enorme impegno al brano registrandolo per una notte intera nel corso delle famose “Memphis Session” agli American Sound Studios di Memphis. Le registrazioni iniziarono alle 21 di lunedì 20 gennaio ed andarono avanti fino alle prime luci dell’alba di martedì, lavorando ad un totale di 24 take curate meticolosamente.

“Separate Ways” – 1972

“Separate Ways” è un brano che fu registrato nel 1972 e rispecchiava perfettamente lo stato della vita personale di Elvis in quel momento. Nel febbraio di quello stesso anno infatti sua moglie Priscilla chiese la separazione, che ottenne. La canzone inizia parlando appunto di una coppia che dopo anni di relazione non vede altra soluzione se non quella di prendere due strade differenti. Il brano si fa particolarmente toccante quando tocca un argomento particolarmente a cuore ad Elvis, quello della figlia. Infatti questa vivrà l’infanzia “divisa” tra il padre e la madre. Nella fattispecie il testo recita: “Some day when she’s older, maybe she will understand why her mom and dad are not together. The tears that she will cry when I have to say goodbye will tear at my heart forever”. (“Un giorno, quando sarà più grande, forse capirà perché sua madre e suo padre non stanno insieme. Le lacrime che piangerà quando dovrò dirle addio mi spezzeranno il cuore per sempre.“).

“Separate Ways” fu pubblicato come lato A di un singolo che vedeva come lato B una ballata ad oggi divenuta ben più celebre. Stiamo parlando del brano “Always On My Mind”, che tratta sempre il tema della separazione. Dal punto di vista della casa discografica fu piuttosto particolare la scelta di accoppiare in uno stesso singolo due lenti. Solitamente infatti si optava per due brani veloci, o comunque per un brano veloce ed uno lento.

“Pieces Of My Life” – 1975

La canzone “Pieces Of My Life” è una delle canzoni in assoluto più autobiografiche interpretate da Elvis Presley. Fu registrato nel 1975, anno in cui lo stato psicologico e depressivo del cantante iniziava ad assumere caratteristiche piuttosto gravi. Ogni frase contenuta rimanda ad una specifica situazione ripercorsa da Elvis almeno una volta nella sua vita. Questi ricordi sfociano nel ritornello che recita: I’m lookin’ back on my life to see if I can find the pieces. I know that some were stolen and some just blew away. Well, I found the bad parts, found all the sad parts, but I guess I threw the best part away”. ( “Sto guardando indietro alla mia vita per vedere se riesco a trovarne i pezzi. So che alcuni sono stati rubati e alcuni sono semplicemente volati via. Beh, ho trovato le parti cattive, ho trovato tutte le parti tristi, ma credo di aver buttato via le parti migliori.”).

Sul finale del brano Elvis dice parlando: “And the one I miss most of all is you, you know who”. ( “E la persona che mi manca di più sei tu, tu sai chi”). Con questa frase Presley potrebbe riferirsi alla madre, a cui era legatissimo, così come alla figlia che alla ex moglie. Probabilmente queste tre ipotesi si sovrappongono essendo tutte e tre figure a cui il cantante era incredibilmente legato. Non era infatti raro che Elvis si riferisse alla moglie anche nel corso delle sue esibizioni dal vivo.

Ne è un esempio il concerto di mezzanotte (Elvis a Las Vegas, per un totale di due mesi all’anno, teneva sempre due concerti, uno alle 20 ed uno alle 24) di lunedì 2 settembre 1974. Quella sera nel pubblico era presente anche Priscilla, l’ex moglie. Al momento dell’interpretazione del brano “It’s Midnight”, un brano che tratta della struggente solitudine di un uomo che rimpiange la propria ex moglie, sentendone la mancanza proprio a mezzanotte, Elvis disse: “Listen Cilla!” ( “Ascolta Cilla!”).

Elvis Presley ed i suoi brani più intimi e personali  

Parlando di Elvis Presley in linea generale, la grande maggioranza degli ascoltatori occasionali o comunque non appassionati, si concentra prevalentemente sull’ascoltare unicamente i suoni brani rock’n’roll, per esempio “Hound Dog”, “Jailhouse Rock” o “All Shook Up”. Questo è assolutamente legittimo in quanto questi sono probabilmente i brani a cui viene più facilmente collegato. Ciò non dimeno è piuttosto limitante. Ascoltando i brani sopracitati, in particolari gli ultimi due, come pure molte altri registrati nello stesso periodo, si entra in contatto con una produzione più intima e personale di uno dei cantanti più importanti di tutti i tempi. Ne sono un esempio, oltre al già citato “It’s Midnight”, anche brani come “Hurt”, “We Can Make The Morning”, “Solitarie”, “Good Time Charlie’s Got The Blues”, “Long Black Limousine”, “My Boy”, “Loving Arms” e la lista potrebbe andare avanti a lungo.

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