28 settembre 2021 02:51 martedì

I migliori brani strumentali nel Progressive Rock

Il Progressive Rock è uno dei generi più eclettici e brillanti nella storia della musica contemporanea. L’apporto delle più grandi menti del movimento sulla crescita artistica dell’industria musicale è particolarmente profondo. Gran parte dei gruppi e degli artisti più iconici nella rivoluzione sonica del Rock Classico hanno consacrato la propria carriera alle sponde Progressive del genere. Attraverso i tratti avanguardistici offerti dal genere, del resto, i più estrosi hanno potuto dare libero sfogo alle proprie smanie sperimentalistiche, mettendo la firma su alcuni dei più grandi capolavori della musica contemporanea. Ad oggi, l’influenza dei massimi esponenti del Prog è tangibile anche oltre i confini del genere. La sezione strumentale aulica che contraddistingue i brani di Rock Progressivo, gioca un ruolo fondamentale nella sua importanza. In questa classifica, abbiamo raccolto alcuni tra i migliori brani strumentali nella storia del Progressive Rock.

Rush – La Villa Strangiato

Tratta da Hemispheres, sesto album dei Rush pubblicato nel 1978, La Villa Strangiato fu il primo brano strumentale mai pubblicato dalla leggendaria band di Geddy Lee. Si tratta di un brano straordinario e, particolarmente complicato da eseguire. Gli stessi membri della band rivelarono in diverse occasioni di aver impegnato più tempo nello sviluppo e nella fluidità della traccia che nella realizzazione dell’intero album. Per suonare La Villa Strangiato con meticolosità, il gruppo impiegò più di 40 prove. Il brano si compone di diverse sezioni, sfiorando i 10 minuti di durata, in un tripudio di sonorità avanguardistiche e potenza allo stato puro.

King Crimson – Larks’ Tongues In Aspic Part II

Tratto dall’omonimo album uscito nel 1973 dei King Crimson, Larks’ Tongues In Aspic non è solo uno dei migliori brani strumentali nella storia del Progressive Rock, ma anche uno dei più evocativi nella prestigiosa band di Robert Fripp. La traccia è divisa in due parti nel disco. La prima, presentata all’ascoltatore all’inizio dell’album e la seconda posta alla fine. Quest’ultima, inclusa in classifica, riprende i temi principali della prima, pur tessendo atmosfere a suo modo uniche. Chitarra e organo esercitano un ruolo fondamentale nella traccia, basata su una struttura ritmica articolata ed affascinante.

Pink Floyd – Marooned

Trattasi della quarta traccia di The Division Bell, quattordicesimo album in studio dei Pink Floyd, pubblicato nel 1994. La struttura di Marooned è stata scritta dal tastierista Richard Wright, ma a rendere straordinario il brano è la chitarra di David Gilmour, che tesse atmosfere solenni, perfette per viaggiare con la mente. In Marooned la chitarra trascende la sua forma fisica, assumendo i tratti di una voce limpida e soave. La traccia venne premiata con un Grammy Award nel 1995 come miglior brano strumentale.

Emerson, Lake & Palmer – The Barbarian

Tratta dal primo, omonimo album della band, uscito nel 1970, The Barbarian è una versione riarrangiata in chiave Rock di una composizione per pianoforte intitolata Allegro Barbaro e firmata dal compositore Béla Bartok. Nella prima edizione dell’LP, mancano citazioni al compositore. La partitura di Bartok, del resto, è trascritta in modo libero, con qualche adattamento modale nelle sezioni di organo di Emerson. All’epoca, il brano comprendeva alcuni tratti visionari, come l’utilizzo di un effetto di distorsione al basso in apertura. Il giro iniziale viene ripreso dalla band anche in coda, a differenza della versione originale, osservando la circolarità tipica dei canoni del Jazz.

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