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Lucio Battisti: cosa ha a che fare con i servizi segreti?

Quando si pensa alle figure più importanti nell’ambito della storia della canzone italiana dello scorso secolo, tra i vari musicisti non può non venirci in mente anche Lucio Battisti. Grazie a canzoni amate da praticamente chiunque, come “Un’avventura”, “29 settembre” o “Il mio canto libero” è infatti diventato una vera e propria legenda in grado di travalicare sia le barriere generazionali, che quelle nazionali. È infatti uno dei pochi artisti musicali italiani che riuscì a farsi notare anche negli Stati Uniti.

Lucio Battisti finanziava l’estrema destra?

Recentemente sono state rilasciate alcune dichiarazioni che potrebbero sorprendere gli ammiratori di Battisti. Secondo quanto dichiarato da Aldo Gianulli, consulente di vari magistrati per quanto riguarda l’intelligence, e da Roberto Di Nunzio, project- manager per lo stato maggiore dell’esercito per quanto concerne le strategie di comunicazione, sarebbero state trovate delle note confidenziali dei sevizi segreti, nelle quali veniva indicato Lucio Battisti come finanziatore di fazioni di estrema destra.

Iva Zanicchi e Mogol escludono ogni possibilità

La notizia è stata commentata da Iva Zanicchi e Mogol, due persone che conoscevano Battisti d vicino. La cantante, reduce dalla brutta esperienza ospedaliera legata al contagio da corona virus, ha dichiarato: “Lo escludo in tutto sicurezza, ci metto la mano sul fuoco. È una vergogna, un bianco tentativo di mettere in ombra una delle persone migliori che abbia mai conosciuto, nonché uno dei più importanti artisti del nostro paese!”. Ad associarsi a queste dichiarazioni, negando un coinvolgimento di Luco con l’estrema destra, è il suo paroliere storico, Mogol.

“Lucio Battisti era sicuramente controllato dai servizi segreti”

Ad esprimersi non sono state solo personalità del mondo dello setaiolo, ma anche politici come l’ex Roberto Maroni, che ebbe accesso ai documenti dei servizi segreti. “Direi che è certo che Battisti fosse sotto il controllo dei nostri servizi segreti. In quegli anni del resto si facevano dossier su chiunque, era compito dei servizi regolari. Quando nel ’94 aprii quei faldoni ricordo di averci visto di tutto, tra cui moltissimi nomi di personaggi noti.”.

I partigiani picchiarono suo padre

C’è però un particolare di cui ha parlato Roberto Panbianchi, che ad oggi è un musicista, ma in passato ha collaborato con i servizi segreti. Ha infatti spiegato che il padre di Lucio Battisti faceva parte delle camice nere e che proprio per questo motivo pochi anni dopo la fine della guerra fu picchiato da un gruppo di partigiani. “Lo fecero davanti agli occhi di Lucio, che all’epoca aveva solo cinque anni. Si è trattato sicuramente di un evento traumatico, che lo segnò. Per questo nel corso degli sviluppò una certa avversione ed antipatia verso il colore rosso, perché gli ricordavano le magliette di coloro che si scagliano contro al padre. Per il resto è stato suo padre Alfiero in persona a dirmi che a Lucio la politica non interessava.”.

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