21 settembre 2021 01:16 martedì

Giorgio Gaber, Il significato di Si può

La storia della musica italiana ha un grande debito nei confronti di tanti cantautori. Uno di questi è sicuramente Giorgio Gaber, che ha saputo con grande intelligenza analizzare la società italiana. Creatore del Teatro Canzone insieme a Sandro Luporini, nei testi che ha scritto insieme a lui ci racconta storie in cui tutti noi possiamo rivederci, esprime principi a cui tutti dovremmo credere e si interroga sui cambiamenti che società e politica stavano subendo ai suoi tempi. Dopo anni, tuttavia, queste riflessioni si rivelano quanto mai attuali e quando ci apprestiamo all’ascolto di un brano di Giorgio Gaber non stiamo semplicemente ascoltando una canzone, ma scoprendo aspetti dell’umanità. Capire cosa significa vivere in questa società attraverso il repertorio di questo artista è semplice e mai scontato. Uno dei brani che ce lo dimostra è Si può, che Giorgio Gaber pubblica nell’album Libertà obbligatoria e poi di nuovo in Il Teatro Canzone. 

Libertà obbligatoria

Il disco Libertà obbligatoria venne pubblicato nel 1976 ed è stato registrato dal vivo al Teatro Duse di Bologna il 14 ottobre 1976. L’ossimoro del titolo rivela già la verve satirica e sarcastica che alimenterà il contenuto del disco. In questo spettacolo Gaber tratta diversi temi, tra i quali immancabili la politica, la religione e l’ipocrisia. Tra i brani più famosi ricordiamo Le elezioni, che ad oggi citiamo costantemente quando ci apprestiamo a votare e che ironizza su questa giornata in cui tutto sembra bellissimo, ma non lo è. Poi ancora Il sogno di Gesù, che è uno dei monologhi (solamente parlato) più amati del cantautore, contrapposto a Il sogno di Marx, dal grande contenuto filosofico. Poi Il comportamento, satira dell’ipocrisia della società, ma tante ancora sarebbero da citare.

Si può e la critica di Giorgio Gaber alla società

Dell’album fa parte anche Si può, una canzone che Giorgio Gaber riproponeva spesso nei suoi spettacoli per il ritmo incalzante e per la vivacità che portava in teatro. Come spesso accade nei testi del cantautore, le strofe elencano una serie di cose, oggetti e situazioni in cui ci si trova spesso. In questo caso ciò che viene elencato sono sostanzialmente le possibilità, moltissime a suo dire, che abbiamo al giorno d’oggi. Si può fare tutto, ma come per il brano Le elezioni questo quadro idilliaco non è veritiero. Ciò che Gaber sta facendo è prendere in giro un sistema che ci illude di essere liberi. Infatti, se lo guardiamo a fondo di accorgeremo che non lo siamo. Per questo nel testo dice “Ma come, con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?” E ripete spesso la parola “utopia”. Tale visione delle cose rientra nella sempre presente critica di Gaber alla società per aver ridotto la cultura, la libertà, per questo si parla di libertà obbligatoria. L’aspetto più interessante sta nel fatto che il maestro di Gaber, nella sua sagacia, non si erge mai a giudice, ma sarcasticamente ci spinge alla riflessione.

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