28 settembre 2021 04:02 martedì

Giorgio Gaber, Il significato di Il potere dei più buoni

Giorgio Gaber è stato un cantautore originale e profetico. Un grande pensatore e intellettuale che, senza alcuna presunzione, ha cantato l’Italia dal boom economico fino alle sue crisi. Ha criticato e analizzato la società nelle sue contraddizioni ed ipocrisie, spesso prendendola in giro con una verace ironia. La satira e l’umorismo di Giorgio Gaber sono noti ai suoi ammiratori ed alla critica, che ha riconosciuto in diversi suoi testi, scritti con l’amico di una vita Sandro Luporini, una profonda attualità ed una lungimirante analisi. Non è semplice, per questa ragione, approcciarsi ad un testo di questo cantautore. Sicuramente l’immediatezza comunicativa dei suoi spettacoli teatrali in questo c’è stata sempre molto d’aiuto. Oggi parleremo di Il potere dei più buoni, ironica invettiva tratta dall’album Un’Idiozia Conquistata a Fatica.

La stupidità e la cultura

Un’idiozia conquistata a fatica. Gaber 98/99 è un doppio album dal vivo che costituisce la registrazione dello spettacolo omonimo del 1998. In questo spettacolo, Giorgio Gaber ha beffardamente narrato vari aspetti della società e vari modi di comportarsi. C’è L’ingenuo, monologo in prosa in due parti, che tra le tante cose ci insegna che “La cultura, dev’essere segreta, non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi”. Già da questa breve mirabile massima possiamo intuire come lo scopo di questo album sia tra le tante cose mostrarci come una certa forma di superficialità e di stupidità si sia annidata in noi sfruttando anche elementi culturali. Una decadenza culturale e intellettuale che sta distruggendo tutto. Il grido, ad esempio, mostra l’incapacità dei “giovani normali” di ribellarsi veramente. Questa delusione che fa sempre parte della poetica del cantautore, si disgrega nella volontà di cantare, di raccontare e di offrire non presuntuosamente soluzioni o verità infuse, bensì spunti di riflessione. Gaber cerca insistentemente un luogo del pensiero.

Il potere dei più buoni

Tante sono le canzoni su cui ci si potrebbe concentrare per mostrare scopi e qualità di questo album, ma Il potere dei più buoni ha di suo sempre avuto maggiore successo e si è imposta nel corso dello spettacolo come una delle idee più rilevanti. Innanzitutto perché sicuramente si tratta di un brano assai divertente. Posta già nell‘Ingenuo la triste verità che avere fiducia nelle idee sia una semplice illusione, adesso Giorgio Gaber demistifica anche l’idea di bontà, di generosità. I “più buoni”, esattamente, chi sono? Questi finti buonisti che si iscrivono a diverse associazioni, hanno a cuore il problema dell’ambiente, predicano di aiutare e sembrano tristi della povertà. La canzone è in prima persona e questo “buono” vanta tutte le sue qualità. Come spesso accade nei brani di Gaber, tuttavia, c’è di più. In molti testi il cantautore inizia descrivendo apparentemente in positivo una figura, per poi con un mirabile fulmen in clausula dare la “stoccata finale” per sbugiardare goliardicamente l’ipocrisia della società. In questo caso, osserva come sia bello essere buoni con i soldi degli italiani. Allora, ancora una volta, siamo ingenui a pensare che la generosità così tanto decantata, abbia alla base degli ideali. Il buono è un finto buono, pensa solo al suo tornaconto.

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