27 settembre 2021 20:49 lunedì

Le canzoni più sottovalutate degli anni ’60

Nel corso della storia della musica le canzoni pubblicate sono state così numerose da portare a atteggiamenti differenti da parte di fan, critica e addetti ai lavori. Per questo motivo, in tantissime occasioni abbiamo sottolineato come, all’interno di specifiche decadi, si siano distinte tendenze di ascolto e di pubblicizzazione di un prodotto musicale; per questo motivo, vogliamo sottolineare, nel riferimento agli anni sessanta, quali siano le canzoni più sottovalutate di quel decennio, e che non hanno ottenuto un grande successo per quanto fossero meritevoli.

Tin Soldier degli Small Faces

La prima tra le canzoni più sottovalutate degli anni 60 che prendiamo in considerazione e Tin Soldier, brano pubblicato dal gruppo rock britannico Small Faces il 2 dicembre del 1967 in Gran Bretagna. Per quanto il brano abbia raggiunto la nona posizione all’interno della classifica delle vendite britannica, non ha ottenuto un grande successo nel corso della storia della musica, per quanto sia pregno di una grande qualità strumentale e artistica. In effetti, la canzone segna il ritorno della band a sonorità Rhythm n’ Blues degli inizi, che si accompagna a una vera e propria sperimentazione psichedelica della band, che certamente non ha avuto successo all’interno di emittenti radiofoniche e televisive.

Take It Back dei Cream

Seconda tra le canzoni più sottovalutate degli anni 60 che vogliamo considerare all’interno della nostra classifica è Take it Back dei Cream, facente parte dell’album Disraeli Gears, secondo prodotto in studio della rock band britannica, pubblicato il 1967. A dire il vero, l’intero album non ha goduto di tutti i favori e di tutte le attenzioni della critica e dell’atteggiamento mediatico migliore possibile, dal momento che si tratta di un prodotto discografico che, in circa 33 minuti, si risolve attraverso un concreto abbandono delle radici blues della band, che sperimenta particolarmente all’interno dell’album con un impianto prettamente psichedelico. La traccia fondamentale è maggiormente significativa nell’ambito di questo processo è proprio la sopracitata, quinta traccia del lato B dell’album, che, con una durata di 3 minuti, mostra tutte le nuove influenze della band piuttosto sottovalutate dal pubblico britannico ai tempi.

Summertime dei Zombies

L’ultima trattazione che vogliamo effettuare all’interno della nostra classifica è quella di Summertime, brano dei Zombies pubblicato all’interno del prodotto discografico omonimo, pubblicato nel gennaio del 1965; si tratta di un album che, dopo essere stato pubblicato a seguito di grandi successi della band, non ha goduto di grandissimi riconoscimenti, sia nel rapporto con i successi precedenti, sia nel confronto con la grande qualità del disco stesso. Summertime è la seconda traccia presente all’interno dell’album, basata su una composizione del 1934 realizzata da George Gershwin per l’opera Porgy and Bess del 1935. Il brano in questione è divenuto, Non a caso, uno dei baluardi del jazz, essendo stato particolarmente registrato e oggetto di interpretazioni nel corso degli anni. Tra le tante, c’è stata proprio quella degli Zombies, che non ha ottenuto grande successo rispetto ad altre cover celebri del brano, per quanto goda di un ottima qualità.

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