25 settembre 2021 00:04 sabato

Robert Johnson, le varie ipotesi sulla misteriosa morte della leggenda blues

Il mondo del rock, è risaputo, è pieno zeppo di storie misteriose, racconti ancora irrisolti e morti avvolte da un inquietante velo di mistero. Un esempio lampante è quello del Club dei 27, un ‘circolo privato’ riservato alle star del rock morte tutte -misteriosamente- all’età di 27 anni. Inizialmente il club si chiamava J27 e faceva riferimento sia all’età -27 appunto- che all’iniziale del cognome delle star decedute: l’iconico leader dei Doors Jim Morrison, la sacerdotessa del rock Janis Joplin, il leggendario chitarrista di Seattle Jimi Hendrix e l’ex fondatore dei Rolling Stones Brian Jones. Il club cambiò nome quando poi a questi nomi se ne aggiunsero ancora altri: Amy Winehouse, Kurt Cobain, Alan Wilson e, naturalmente, Robert Johnson. A dirla tutta, poi, il cantautore e chitarrista statunitense Robert Johnson è stato il primo a far parte di questa speciale categoria di artisti morti prematuramente.

ll nefasto club dei 27

Robert Johnson è stato, senza ombra di dubbio, una delle più grandi leggende blues della storia della musica e, come dicevamo, è stato uno dei primi ad entrare nel nefasto club dei 27. Deceduto il 16 agosto del 1938, Johnson è stato forse il primissimo artista ad andare incontro ad una morte così prematura: seguirono poi -in ordine cronologico- Rudy Lewis nel ’64, Dickie Pride e Brian Jones nel ’69, Alan Wilson nel ’70 e Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison tra il ’70 e il ’71. Quel numero, quel 27, segnerà inevitabilmente la storia della musica.

La cosa ancora più misteriosa, poi, è che quasi dietro ogni morte c’è un incognita: nella maggior parte si parla di droghe, alcool, suicidi o al massimo avvelenamento, molto spesso -però- si nasconde qualcosa di ancor più grande.

Robert Johnson, le varie ipotesi sulla misteriosa morte della leggenda blues

Anche la morte di Robert Johnson, infatti, è ancora oggi ricoperta da un alone di mistero. Secondo una leggenda, pare proprio che il bluesman statunitense abbia stretto un patto col diavolo poco prima di morire, lasciandogli la sua anima in cambia di un innato talento chitarristico. Secondo alcuni suoi amici chitarristi, pare proprio che Johnson non avesse chissà quali qualità come musicista: poi, qualcosa, un bel giorno cambiò.

Secondo queste suddette voci Robert Johnson, dopo la morte di sua moglie, scomparve dalla circolazione per quasi un anno e, al suo ritorno, cominciò a suonare come pochi al mondo. C’è chi dice che abbia stretto un patto col diavolo e chi, semplicemente, afferma che in quell’anno sabbatico sia entrato in contatto con un maestro di blues: un certo Ike Zimmerman.

Share