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I 10 migliori frontman degli anni Novanta

Il compito dei frontman non è di certo uno dei più semplici da svolgere. Si presume che questi sia in grado di attirare il pubblico, di ammaliarlo, di catture in toto la sua attenzione, così da creare come una sorta di scambio, una comunicazione. Queste caratteristiche si possono sicuramente ritrovare in tanti frontman della storia della musica, dagli inizi fino ad adesso. Insieme allo spettacolo che viene dato dalla band, il frontman rimane come il perno del gruppo, colui che non sono -come dice la stessa parola- è al centro dell’attenzione, ma che deve essere in grado di attirarla. Che sia un talento, una dote, un’inclinazione tutta propria, ecco qui quelli che sono considerati i migliori performer rock degli anni Novanta!

10. Jonathan Davis – Korn

Dal suono contorno, con uno stile tutto loro, i Korn sono sicuramente una delle band più amate. Il loro frontman, Jonathan Davis è considerato uno dei migliori tra i performer rock degli anni Novanta, ovviamente non a torto! Lo si può ammirare in diverse sfumature, ma le sue esibizioni di quegli anni è come se racchiudessero, al loro interno, un grande dolore, tutto celato. Basta ricordare canzoni come Freak on a Leash o Somebody Someone, dove il canto è quasi deturpato, ma assolutamente ammaliante.

9. Scott Weiland – Stone Temple Pilots

Scott Weiland è un altro grande frontman da aggiungere a questa lista. Cantante dei Stone Temple Pilots. Cioè, se sapessi dove cercare. Agli albori degli STP, avevi milioni di fan che paragonavano il gruppo ai Pearl Jam, in un alone molto grunge. Anche quando però questo stile e questo periodo passano, Scott non perde la forza trainante che lo caratterizza e rimane il motivo principale per cui una band come gli STP è stata in grado di prosperare e cambiare con i tempi e anche di gestirli. Che fosse il frontman perfetto in quel periodo e non si era forse, ancora pronti?

8. Liam Gallagher – Oasis

Chi non ha mai cantato una canzone degli Oasis? Non è un segreto che i fratelli Gallagher abbiano cercato di prendere ispirazione dai Beatles, anche se, naturalmente, con una declinazione diversa. Non possono di certo definirsi una fotocopia, ma forse, quello che più li accomuna con la famosa band che fece esplodere anche la cosiddetta “beatlesmania” nei suoi anni è proprio l’essere senza tempo. Liam riuscì a rendere i brani del fratello quasi immortali, donandoli allo stesso tempo però di un’enorme potenza e di una nota di punk.

7. Phil Anselmo – Pantera

Con il loro ex cantante Terry Date fuori dalla porta, Phil Anselmo, nativo di New Orleans, era proprio il tipo di presenza minacciosa che si adattava perfettamente al gruppo. Anche se la maggior parte dei fan lo conosce per la sua intensità, ha delle doti ben definite, che spaziano dalla lacerante e disturbante profondità alla leggerezza e delicatezza.

6. Chris Cornell – Soundgarden

Consideriamo che quando Cornell ha iniziato a fare musica, era originariamente dietro la batteria, mentre si esibiva con i Soundgarden. Fu quando capì cosa poteva fare con la sua voce che tutto cambiò. Fu a questo punto che si spostò e prese una posizione centrale e frontale nel palco. Oltre ad essere considerato uno dei maggior frontman, di sicuro non possono passare inosservati i suoi testi, definibili senza tempo.

5. Zack de la Rocha – Rage Against the Machine

Anche il leader de Rage Agaist the Machine rientra il questa lista e, d’altronde, c’era anche d’aspettarselo. Il più delle volte, dipende da quanto sei dotato nel tenere il pubblico all’erta e assicurarti di ottenere la migliore performance dall’intera band. Per Zack de la Rocha, suonare in Rage Against the Machine non riguardava solo la performance, ma una questione personale. Approdato nel gruppo nel 1992 le parole di Zach erano principalmente indirizzate ai problemi dell’America di quel periodo, che tanto sono simili a quelli che affliggono il mondo ancora oggi: razzismo, difficoltà, gli atteggiamenti delle forze.

4. Trent Reznor – Nine Inch Nails

Dai suoni grezzi, potremmo dire che Reznor riesca ad innervarsi nella pelle, con canzoni che catturano la natura disturbata dell’umanità e premono sulle ferite che fanno più male. Imprevedibile e inimitabile, forse l’obiettivo di Trent era proprio quello di aiutare chi, quei problemi, li ha vissuti e li vive davvero.

3. Billie Joe Armstrong – Green Day

Ovviamente non poteva mancare il frontman dei Green Day, Billi Joe Armstrong.

Billie Joe Armstrong è sempre stato il cuore e l’anima della band. Ogni canzone scritta e prodotta, in un mondo o nell’altro, riesce a raccontare di una fetta di vita, senza risparmiare temi più oscuri e sensibili, come, per esempio, nel caso di Basket Case.

2. Eddie Vedder – Pearl Jam

Ci stiamo quasi avvicinando alla fine di questa classifica al contrario, verso quello che, secondo questa lista, potrebbe essere considerato il miglior performer degli anni Novanta. Al secondo posto ritroviamo Eddie Vedder, leader del famosissimo gruppo Pearl Jam. Sebbene Eddie abbia avuto una serie di problemi e difficoltà nella vita, non ha mai perso la sua forza e la sua voglia di cantare e di attirare a sé il pubblico.

1. Kurt Cobain – Nirvana

Siamo arrivati al traguardo finale e in cima viene collocato Kurt Cobain, frontman dei Nirvana. Il gruppo è stato l’essenza dell’anima grunge degli anni Novata, sia dal punto di vista esecutivo che innovativo, che poi, anche nell’immagine complessiva. Le loro canzoni hanno coinvolto innumerevoli persone e, in ognuna di queste, Kurt cercava di riversare qualcosa di sé, dei suoi stati d’animo e dei suoi sentimenti. Il gruppo, grazie anche alla sua presenza, è riuscito ad affermarsi in pochissimo tempo e lui, a rimanere impresso nella storia. D’altronde, come direbbe “meglio bruciare in fretta, che spegnersi lentamente”-

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