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Cinque album che ti faranno amare il Prog Rock

Il prog rock non è certo uno degli stili più facili da affrontare e, giustamente, come sempre accade, non tutti gli artisti che ricadono sotto tale etichetta la vestono completamente, ecco perché esistono dei prodotti che potremmo definire “rimodulati”. Ecco cinque album che ti faranno amare il prog rock o che possono essere considerati degli ottimi trampolini di lancio.

A Trick of the Tail – Genesis

Essendo una classifica sul prog rock non potevano non essere presenti i Genesis. Considerati uno dei gruppi pionieri dello stile, con Peter Gabriel erano sicuramente più che definibili tali. Con l’arrivo di Phil Collins, con la sua nuova voce e anche un po’ di spazio in più per sperimentare, si arriva ad album come questo. Qualcosa è cambiata, ma la loro essenza non sfuma con così poco!

Anema, Tool

Anche in questo caso siamo davanti ad un prodotto molto particolare, sebbene la band sia riconosciuta per dei lavori molto sottili e ricercati. Al suo interno canzoni molto serie, ma anche altre molto “divertenti”, se così si può dire.

Moving Pictures, Rush

Dopo materiali di un certo spessore, i Rush pubblicano questo album, che da certo non si può considerare da meno. Le formule è come se fossero tutte ricombinate, senza lasciare andare o far scivolare, l’animo prog rock che li caratterizza.

The Dark Side of the Moon, Pink Floyd

Forse è anche inutile puntualizzarlo, ma i temi che vengono sfiorati in questo album sono tanto vicini alla band, quanto all’ascoltatore. Le corde che vengono sfiorate sono davvero molto delicate, basta pensare ai riferimenti a Syd Barret, precedente cantante o la volontà di riuscire ad inglobare quante più cose che caratterizzassero la gente normale, quella comune. Temi come il tempo, i soldi, sono nodi che interessano tutti. Anche questo album è di sicuro uno dei migliori inizi per avvicinarsi al prog rock.

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So, Peter Gabriel

La sua essenza, in un modo o nell’altro è già comparsa una volta prima, quando si parlava dei Genesis. Sia per tempo che per dedizione ad una carriera da solista e personale Peter Gabriel abbandonò il gruppo, ma di certo non abbandonò quelle che erano le sue direttive. Un lavoro di un gran tenore e spessore che, come al solito, non smentisce il talento di Gabriel, sebbene ci sia un certo cambiamento.

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