4 maggio 1989 l’ultimo tour di Stevie Ray Vaughan, la storia del miglior chitarrista di sempre

Stevie Ray Vaughan scompare quasi trent’anni fa in un tragico schianto aereo, che sa tanto di scherzo del destino. La notte del 27 Agosto 1990, dopo aver partecipato ad un concerto all’Alpine Valley Music Theater, nel Wisconsin, prende il posto di Eric Clapton sull’elicottero che lo avrebbe dovuto riportare a Chicago. Poco dopo il decollo il mezzo si schianta contro una collina. Stevie Ray Vaughan muore sul colpo e quel giorno il mondo della musica perde una delle sue chitarre blues più iconiche e leggendarie. Nel 1987 inizia l’ultimo, interminabile tour che lo porterà anche in Italia con la tappa conclusiva a Pistoia, l’8 Luglio 1988. Un anno dopo Vaughan entra per l’ultima volta in studio di registrazione e pubblica In Step, uscito nel Giugno del 1989. Ripercorriamo la leggendaria storia di questa stella intramontabile del blues.

Stevie Ray Vaughan, i primi anni: Double Trouble, Mick Jagger e David Bowie

Stephen Ray Vaughan nasce a Dallas il 3 Ottobre 1954. Passato alla storia come Stevie, si guadagna un posto tra le chitarre blues più distintive e leggendarie della storia della musica. Nonostante abbia pubblicato solo 4 album in studio e uno registrato live, è ricordato come un musicista dotato e influente. Un’artista completo che, fin da giovane, studia e compone ad orecchio, completamente da autodidatta. La sua vita è la musica e abbandona anche la scuola a 17 anni per gettarsi anima e corpo nella sua passione.

Agli esordi nel 1971 con il suo primo gruppo, i Cast of Thousands, trascorre i successivi anni di formazione in formazione. Approda infine nei Triple Threat Revue, nel 1977, che cambieranno nome in Double Trouble. Stevie Ray Vaughan ne diventa il leader e con il successo iniziano anche le prime apparizioni radiofoniche. E’ Mick Jagger a indirizzare l’attenzione di un importante produttore sul gruppo di Vaughan che, grazie a quella dritta, partecipa al Montreux Jazz Festival nel 1982. Sebbene il pubblico non accolga benevolmente le sonorità crude e suggestive del blues di Stevie, il suo sound attira l’attenzione di David Bowie. Da lì alla collaborazione il passo è breve: Bowie lo ingaggia per Let’s Dance dove il chitarrista di Dallas suona in sei degli otto brani presenti. L’accordo che avrebbe dovuto portarlo in un tour mondiale con Bowie salta pochi giorni prima della partenza e Stevie Ray Vaughan torna a concentrarsi sui Double Trouble.

Il debutto con Texas Flood, i tour e le dipendenze

Nel 1983, sotto il nome di Stevie Ray Vaughan e Double Trouble, viene pubblicato l’album di debutto Texas Flood, per la Epic Records. Fun fact: il disco viene registrato in soli due giorni e alcune tracce sono inserite nella track list in presa diretta, senza aggiunte o modifiche. Texas Flood rappresenta la svolta e apre alla formazione le porte della musica internazionale. I concerti si moltiplicano, viene confermato e rilasciato subito un nuovo album, Couldn’t Stand the Weather del 1984. Questa seconda fatica discografica contiene la celebre e leggendaria cover di Voodoo Child di Jimi Hendrix. Stevie Ray Vaughan è ormai entrato nella storia.

I tour della band toccano tappe sempre più lontane, nel 1985 esce Soul to Soul e Vaughan torna a Montreux nello stesso anno. Il chitarrista è diventato una delle star più acclamate nel mondo del rock e del blues e si aggiudica un Grammy Awards per l’esibizione al festival. Nel Luglio del 1985 anche l’Italia assiste al talento di Stevie all’Umbria Jazz Festival di Perugia. Con il successo inizia anche un periodo buio, fatto di dipendenze e abuso di alcol e droghe. Il chitarrista precipita in un vortice autodistruttivo che lo spinge più volte al collasso e a sporadici periodi di disintossicazione. Gli abusi lo tengono lontano dalle scene e i tour estenuanti degli ultimi anni della sua vita lo spingono di nuovo verso i suoi demoni. Tra il 1987 e il 1989, in soli tre anni parte per una serie di concerti in tutto il mondo – con solo una breve pausa nell’Ottobre del 1987 – ed entra in studio di registrazione per l’ultima volta. Il 4 Maggio 1989 si conclude ufficialmente l’ultimo tour di Stevie Ray Vaughan. Poco più di un anno dopo, salvando per un caso del destino la vita ad Eric Clapton, muore in un tragico schianto aereo.

Il sound e le suggestioni musicali di Stevie Ray Vaughan affondano le proprie radici nel blues, nel jazz e nel rock. Dopo aver studiato completamente da autodidatta, si lascia influenzare da artisti del calibro di Chuck Berry e Muddy Waters. Ma sopra tutti, la sua più grande ispirazione è Jimi Hendrix dal quale – per sua stessa ammissione – ha ricevuto un grande e importante esempio. Durante gli anni e nel corso della sua carriera, il sound di Vaughan passa da riff di chitarra taglienti e veloci ad un rock più melodico, fatto di assoli lenti e profondi, sullo stile di Eric Clapton. Il suono distintivo della sua chitarra è dato dall’uso di corde molto superiori alla norma. Per riuscire a suonarle Stevie ricopre i polpastrelli di Superglue, una colla usata dai soldati americani in Vietnam per chiudere le ferite in situazioni di emergenza.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.