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Le 5 canzoni Rock e Metal più disturbanti di sempre

Il Rock e il Metal si sono, sin dai loro esordi, erti come portavoce di un movimento particolarmente espressivo ed avvezzo a trattare le tematiche più disparate con una certa sincerità. Che siano nate da esperienze vissute direttamente o da storie apprese tramite i canali più disparati; alcune canzoni, spesso diventate pietre miliari dei movimenti in questione, tendono ad esplicare argomentazioni crude che; nella maggior parte dei casi, potrebbero essere definite taboo nell’immaginario collettivo.

Questo, ovviamente, ha generato conseguenze più o meno gravi per gli autori dei suddetti brani; vedendo la propria figura mistificata o, nel peggiore dei casi, demonizzata, specie dalle comunità più conservatrici. Eppure, l’apporto di questi brani, in particolare sul panorama socioculturale del periodo storico nei quali hanno visto la luce, è stato, talvolta, talmente forte, da ridimensionare gli asserti valutativi sui quali si ergono i valori archetipici posti alla base del rapporto degli individui con la musica.

Gli artisti di spicco del panorama Rock e Metal, però, non hanno mai disdegnato la trattazione degli assunti più disturbanti; spesso con una velata ironia, altre volte con disarmante sincerità. In questa classifica, abbiamo raccolto alcuni esempi di brani appartenenti ai due generi, i cui testi, tessono trame viscerali e deplorevoli.

5) Slipknot – Iowa

Iowa rappresenta un caposaldo del Metal di concezione più moderna. L’album è una pietra miliare del genere e, sebbene la titletrack non abbia riscosso lo stesso successo di brani come People = Shit, questa rappresenta il tipo ideale della rappresentatività e dell’introspezione della band. In particolare, il leader degli Slipknot, Corey Taylor, visse momenti particolarmente instabili a livello emotivo nel periodo in cui il disco muoveva i primi passi verso la realizzazione. Sembrerebbe che, durante le sessioni d’incisione del brano, estremamente straziante dal punto di vista vocale, il cantante fosse avvezzo a forme di autolesionismo critico che; tra l’altro, tese ad infliggersi mentre registrava.

4) Radiohead – Climbing Up The Walls

Rilasciato nel 1997 e compreso nel celeberrimo album Ok Computer, Climbing Up The Walls rappresenta i Radiohead nel loro momento migliore; collidendo una strumentale di matrice sperimentalistica con un testo impegnato. Il brano si erge su una sezione di strumenti a corda magnifica, scritta da Johnny Greenwood, che include 16 strumenti e che si ispira esplicitamente alla Trenodia alle vittime di Hiroshima di Krzystof Penderecki.

3) Rammstein – Klavier

Klavier è sicuramente uno dei brani più rappresentativi e disturbanti della band Industrial Metal tedesca. I Rammstein sono famigerati per l’esplicazione delle tematiche più delicate all’interno dei loro brani; incorrendo nella stra grande maggioranza dei casi, nelle critiche più aspre; pur affrontandole con il coraggio ed il cinismo loro personale marchio di fabbirca. Klavier parla dell’ossessione che rende delirante e malato un sentimento nobile come l’ amore, culminando nel più atroce dei delitti.

2) Korn – Daddy

I Korn rivoluzionarono la fervente scena musicale degli anni ’90, esercitandovi forte egemonia fino all’alba del Terzo Millennio. Ad oggi, la band di Jonathan Davis rappresenta un’istituzione per il panorama Rock e Metal. La crudezza con la quale tessono le vicende sulle quali si basano i loro iconici brani, li ha resi particolarmente famigerati. Daddy ne è un esempio lampante. La canzone, tratta dal loro selftitled di debutto, parla in modo aspro ed esplicito delle violenze che, il cantante del gruppo ha subito dal padre in tenera età e del fatto che, purtroppo, nessuno gli avesse mai creduto.

1) Slayer – Dead Skin Mask

L’aura demoniaca sorta intorno agli Slayer è ampiamente dovuta dall’atteggiamento esplicito con il quale la band scrive i propri brani. Dead Skin Mask è un brano atroce e straziante che parla dei crimini brutali del Serial Killer Ed Gein, meglio conosciuto come il macellaio di Plainfield.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)