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AC/DC, Brian Johnson: “Ecco come sono riuscito a superare i problemi di udito”

In attesa di ascoltare un nuovo album in studio degli AC/DC, programmato per il prossimo 13 novembre del 2020, la grande notizia è quella che riguarda il ritorno, all’interno della formazione, di Brian Johnson, che ha affrontato una cura che ha determinato un recupero del cantante, a seguito di quelle problematiche all’udito maturate nel 2016. Ma come è riuscito, il cantante, a superare i suoi problemi di udito? E’ stato proprio lo stesso a parlarne.

Brian Johnson e i suoi problemi di udito

Il cantante degli AC/DC ha avuto modo di parlare, all’interno della sua intervista, di quali fossero i problemi di udito che l’hanno riguardato, e che l’hanno portato a manifestare quella volontà di allontanarsi dalla band nel 2016, a seguito della sua grande difficoltà provata in sede di registrazione e non solo: “Fu un problema abbastanza serio: non riuscivo a sentire per niente il tono delle chitarre. Era un’orribile tipologia di sordità. Iniziavo a sentirmi davvero mortificato per le esibizioni di fronte ai miei compagni e di fronte al pubblico, era paralizzante. Non c’è niente di peggio che starsene là e non essere sicuro di te stesso”.

E ancora, Cliff Williams ha raccontato delle difficoltà provate dal suo compagno di band, da una prospettiva chiaramente differente: “Brian si toglieva l’auricolare e scuoteva la testa, non riusciva a prendere una nota. Stava vivendo un momento davvero difficile

Le dichiarazioni di Brian Johnson su come è riuscito a superare i suoi problemi di udito

Nel corso della stessa intervista, Brian Johnson ha avuto modo di raccontare di quale sia stato il metodo che l’ha portato a recuperare l’udito, superando tutte le difficoltà provate e quelle problematiche che l’hanno portato ad abbandonare la band nel 2016, in favore di Axl Rose. Il cantante ha spiegato quale sia stato il suo impatto con uno specialista, che l’ha aiutato a recuperare l’udito servendosi di un particolare macchinario: “La prima volta che andai da lui mi portò questo oggetto che sembrava la batteria di una macchina; gli chiesi ‘Cosa diavolo è questo?’. Lui mi rispose ‘Lo miniaturizzeremo’. Ci sono voluti due anni e mezzo. Veniva da me una volta al mese. Ci sedevamo ed era noiosissimo con tutti quei fili, quello schermo del computer e quei rumori. Ma ne è valsa davvero la pena. L’unica cosa che posso dirvi è che utilizza la struttura ossea del cranio come ricevente, questo è tutto ciò che posso dire in proposito”.

Angus Young, invece, ha sottolineato di quel continuo contatto che c’è stato con il cantante: Ci ha tenuto aggiornati su come stesse andando la cosa e stava andando bene. So quanto conti questo nella vita di Brian, è la stessa cosa per tutti noi”.

 

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.