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AC/DC, Brian Johnson: “Per me far parte della band significa che…”

Ancora una volta Brian Johnson, il cantante degli AC/DC che è tornato a far parte della formazione australiana nell’ambito della pubblicazione del prossimo album in studio della band, ha avuto modo di parlare della sua carriera e di quella degli AC/DC, dopo le recenti dichiarazioni circa i suoi problemi di salute. Ecco che cosa ha affermato circa l’importanza della band. 

Le dichiarazioni di Brian Johnson sugli AC/DC e sull’importanza della band

A questo punto, vogliamo prendere in considerazione le dichiarazioni che Brian Johnson ha rilasciato sugli AC/DC e sull’importanza della formazione australiana, che ha ottenuto un successo globale anche in virtù della sua sinergia e grazie al talento della formazione stessa. Le dichiarazioni di Brian Johnson sono state quelle che seguono: “La cosa migliore di essere un componente degli AC/DC penso sia far parte di una band con quattro dei migliori musicisti nel genere che fanno. Penso sia un ruolo importante se sei orgoglioso di suonare con loro e di far parte di un gruppo che ti accetta come parte di esso. Inoltre il fatto che i fan ti restino accanto nella buona e nella cattiva sorte è davvero importante per qualsiasi band, è alla base di tutto. Per gli AC/DC il legame con i fan è forte, sono davvero i migliori”.

Il cantante ha poi aggiunto: “La cosa più difficile di far parte degli AC/DC oggi?  Beh, abbiamo gli iPhones, i cellulari, i social media, sui quali io non ho alcun profilo, così come non ho uno smartphone. Manca un po’ la privacy, perché noi siamo stati sempre tranquilli, gli AC/DC hanno sempre vissuto al di sotto del radar. Quando io sono entrato a far parte del gruppo, i ragazzi vivevano ben al di fuori della baraonda, dei party, degli eventi e di qualsiasi altra cosa. I ragazzi si sono sempre mantenuti al di sotto del radar ed erano felici così, senza alcun pensiero”.

Brian Johnson e i suoi problemi di udito

In altre dichiarazioni, Brian Johnson ha avuto modo di parlare anche di come sia stato in grado di affrontare le problematiche relative al suo udito, attraverso degli specifici strumenti che hanno permesso al cantante di tornare a far parte della band australiana:  “Fu un problema abbastanza serio: non riuscivo a sentire per niente il tono delle chitarre. Era un’orribile tipologia di sordità. Iniziavo a sentirmi davvero mortificato per le esibizioni di fronte ai miei compagni e di fronte al pubblico, era paralizzante. Non c’è niente di peggio che starsene là e non essere sicuro di te stesso”.

E sulla cura che ha seguito: “La prima volta che andai da lui mi portò questo oggetto che sembrava la batteria di una macchina; gli chiesi ‘Cosa diavolo è questo?’. Lui mi rispose ‘Lo miniaturizzeremo’. Ci sono voluti due anni e mezzo. Veniva da me una volta al mese. Ci sedevamo ed era noiosissimo con tutti quei fili, quello schermo del computer e quei rumori. Ma ne è valsa davvero la penaL’unica cosa che posso dirvi è che utilizza la struttura ossea del cranio come riceventequesto è tutto ciò che posso dire in proposito”.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.